SINDACALISTI E INTIMIDAZIONI: LA FALLIMENTARE STRATEGIA DELLE IMPRESE

Nella piccola comunità di Santa Teresa di Riva (ME), una controversia legale ha scosso le fondamenta di una pratica che, purtroppo, non è estranea al mondo del lavoro: l’uso delle denunce penali per intimidire sindacalisti scomodi. Tuttavia, in questo caso, l’impresa “Onofaro Antonino srl”, che gestisce la raccolta rifiuti nella zona, ha incontrato una risposta inaspettata.

Il sindacalista Salvatore Trimarchi, responsabile provinciale della sigla UniLavoratori FAST-Confsal, è stato oggetto di una denuncia presentata dal legale rappresentante della società, Claudio Onofaro, accusato di calunnia e diffamazione. Il motivo? Una comunicazione inviata da Trimarchi il 20 agosto 2021, tramite Pec, al Comune e ad altri enti. In questa comunicazione, Trimarchi lamentava l’omessa percezione degli stipendi da parte dei lavoratori dell’azienda, facendo riferimento a un articolo giornalistico che riportava una sentenza della Suprema Corte.

La reazione dell’azienda è stata immediata: una denuncia penale per calunnia e diffamazione. Tuttavia, nonostante i tentativi di intimidazione, la giustizia ha preso la giusta direzione inaspettata per la società in questione. Il Tribunale di Messina ha emesso un decreto di archiviazione definitiva il 20 aprile 2023, rigettando il reclamo proposto dall’azienda contro tale decisione.

Il pubblico ministero aveva già manifestato la sua opinione a gennaio 2023, richiedendo l’archiviazione del caso per mancanza di elementi sufficienti a sostenere le accuse di calunnia. Nonostante l’opposizione accanita di Claudio Onofaro, che chiedeva la prosecuzione delle indagini preliminari, il giudice per le indagini preliminari ha condiviso le argomentazioni del pubblico ministero, confermando l’archiviazione.

L’azienda, tuttavia, non si è arresa e ha proposto reclamo, sostenendo che il provvedimento fosse affetto da nullità. Tuttavia, anche questa mossa è stata vanificata dal Tribunale, che ha respinto il reclamo.

Questa vicenda getta una luce sull’uso distorto e abusivo delle denunce penali da parte delle imprese per mettere a tacere le voci scomode dei sindacalisti. In un contesto dove il dialogo e il confronto costruttivo dovrebbero essere incoraggiati, l’uso della minaccia legale per limitare la libertà di espressione e l’azione sindacale è inaccettabile. La decisione del Tribunale di respingere le accuse e confermare l’archiviazione del caso dovrebbe servire da monito alle imprese che cercano di utilizzare tattiche intimidatorie contro i sindacalisti e i lavoratori che si battono per i loro diritti.

Categoria: Attualità

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Article by: Giuliano Parmiani