LA NAVIGAZIONE SENZA ROTTA DI BRUXELLES SVUOTERA’ I PORTI ITALIANI. L’IMPATTO DELL’EUROTASSA ETS SUI TRASPORTI MARITTIMI

Nell’infinita vastità dell’oceano, dove il cielo si fonde con il mare e le onde cullano storie millenarie di commercio e avventura, il trasporto marittimo è da sempre stato il legame vitale tra le terre. Tuttavia, in questo scenario di enorme bellezza e sfide imponenti, il settore si trova ora ad affrontare una delle sue sfide più significative: l’introduzione dell’Emission Trading System (ETS), noto anche come “eurotassa”.

Questo sistema, inizialmente concepito per ridurre le emissioni di CO2 nei settori dell’energia e dell’industria, si sta ora estendendo ad altri settori, compreso il trasporto marittimo, imponendo limiti stringenti alle emissioni delle navi, con l’obiettivo assai ambizioso di ridurle del 43% entro il 2030. L’ETS promette un futuro più sostenibile, ma la sua applicazione non accompagnata da opportune considerazioni sulle conseguenze reali dei nuovi vincoli porta anche con sé onde di incertezza e forti turbolenze per porti e armatori.

I porti europei rischiano di trovarsi nel bel mezzo della classica tempesta perfetta. E l’inclusione nel sistema ETS potrebbe portare penalizzazioni non reversibili che impatteranno sull’intero sistema del commercio, con conseguenze negative sullo sviluppo dell’intero Paese. Nel momento in cui si lavora all’obiettivo di trasformare l’Italia nell’hub del Mediterraneo per il rifornimento di prodotti essenziali per l’industria e l’economia, l’eurotassa potrebbe spingere le navi verso porti poco lontani, ma con meno restrizioni, riducendo così i servizi marittimi dei nostri scali.  Tanger Med, in Marocco, e Port Said, in Egitto, tanto per fare due esempi, sono infrastrutture logistiche pronte ad accaparrarsi le principali rotte marittime. E purtroppo non basterà offrire migliori servizi e piattaforme più efficienti per convincere i grandi armatori a sostenere gli oneri aggiuntivi imposti dall’Europa.

Nei primi mesi del 2024 i porti più a rischio, a partire da quello di Gioia Tauro, sono riusciti a trattenere i clienti attraverso un robusto intervento di ammodernamento delle infrastrutture di approdo e della logistica. Ma quanto potrà durare? Non serve una palla di vetro per prevedere il futuro. Dal gennaio le navi di grandi dimensioni (quelle con più di 5mila tonnellate di stazza lorda, tra cui rientrano quelle portacontainer) sono costrette a comprare quote di emissioni sul sistema Ets, per compensare i danni che arrecano al clima. Secondo le nuove norme, se una nave parte e arriva all’interno dell’Ue pagherà la tassa al 100%. Se invece quello europeo è solo il porto di destinazione o di partenza (o di scalo intermedio), allora la tassa scende al 50%. In entrambi i casi, c’è un modo per ridurre o annullare del tutto l’imposta: trovare rotte alternative. Si prenda una portacontainer che dalla Cina arriva al porto di Amburgo, in Germania, con scalo intermedio a Gioia Tauro (il cosiddetto “trasbordo”). Questa nave pagherà la tassa al 50% per la tratta fino a Gioia Tauro, e al 100% per quella tra il porto calabrese e Amburgo.

Ma se la stessa nave fa trasbordo in un altro porto del Mediterraneo che non è nel territorio dell’Ue (per esempio Tangeri in Marocco o Porto Said in Egitto), le imposte si abbattono e non di poco: la portacontainer non pagherà alcuna tassa Ets nella tratta tra la Cina e, mettiamo, Tangeri, mentre nella tratta Tangeri-Amburgo l’imposta sarà al 50%.

In un mercato dove la concorrenza è spietata e la riduzione dei costi ineludibile, gli armatori dovranno navigare tra la scelta di rimanere fedeli ai porti europei, affrontando tasse più elevate, o virare verso porti extra-UE, dove le regole sono meno rigide e i costi inferiori. Se i flussi, com’è prevedibile, cambieranno rotta, al danno di una perdita di competitività delle infrastrutture italiane si aggiungerà anche la beffa di non aver aiutato l’ambiente. Secondo l’Alis, l’associazione che riunisce le imprese dei trasporti marittimi, se le autostrade del mare si svuoteranno ci sarà un aumento massiccio del trasporto su strada. Nel 2023, i trasporti intermodali, grazie a porti e interporti, hanno consentito oltre 7 miliardi di euro di risparmi per le famiglie italiane, hanno sottratto dalle strade 6 milioni di camion con 143 milioni di tonnellate di merci e permesso di evitare 5,4 milioni di tonnellate di emissioni di Co2. Risultati che rischiano di andare in fumo travolti dalle onde di una politica ambientalista che troppo spesso inizia a navigare senza aver prima tracciato la rotta.

Categoria: Scenari

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