FERROVIA TRA FUTURO E SICUREZZA: UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL CUORE PULSANTE DEL TRASPORTO ITALIANO

Il trasporto ferroviario rappresenta uno dei pilastri più importanti dell’economia italiana, simbolo di connessione e progresso. Nel nostro Paese, ogni tratto di binario racconta una storia di sfide e opportunità, attraversando tre grandi universi: il trasporto merci, il trasporto passeggeri e l’alta velocità. Ognuno di questi segmenti, con la sua complessità, gioca un ruolo fondamentale per il sistema economico e sociale, ma non senza criticità che richiedono una visione strategica per il futuro.

Il trasporto merci si trova ad affrontare sfide significative. Nel 2022 sono stati movimentati 104,5 milioni di tonnellate, ma il 2023 ha registrato una flessione. Nei primi mesi dell’anno, il traffico ferroviario delle merci ha segnato una diminuzione del 6,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una perdita netta di 80 milioni di euro nel Polo Logistica del Gruppo Ferrovie dello Stato. Questi dati evidenziano la necessità di investimenti mirati per modernizzare le infrastrutture e rendere l’intermodalità più competitiva. Nonostante le difficoltà, il trasporto ferroviario merci rimane una risorsa cruciale per un sistema sostenibile, capace di ridurre le emissioni e il traffico stradale.

Il trasporto passeggeri, invece, sta vivendo una fase di rilancio, con un graduale ritorno alla normalità dopo la pandemia. Nel 2022, il numero di passeggeri ha raggiunto i 693,6 milioni, e il 2024 ha visto una crescita ulteriore nei servizi di alta velocità, con un aumento del 4% nell’offerta e un incremento del 2% del traffico. Tuttavia, permangono disparità tra i segmenti: se i treni ad alta velocità continuano a riscuotere successo, i servizi regionali e intercity faticano a tenere il passo, penalizzati da infrastrutture non sempre adeguate e una gestione che necessita di miglioramenti.

L’alta velocità rappresenta il fiore all’occhiello del sistema ferroviario italiano. L’arrivo di nuovi operatori stranieri, come Renfe e SNCF, ha aumentato la competizione, offrendo ai consumatori una maggiore scelta e tariffe più competitive. Tuttavia, questa concorrenza porta con sé alcune criticità, spesso a discapito del personale ferroviario. In molte aziende, soprattutto private, la pressione della competizione si traduce in un contenimento dei costi che finisce per gravare sui lavoratori. La tendenza a massimizzare i guadagni comprimendo il costo del lavoro rischia di compromettere non solo le condizioni dei dipendenti, ma anche la qualità e la sicurezza del servizio. È essenziale che le politiche di liberalizzazione siano accompagnate da una regolamentazione attenta e che si mantenga alta la vigilanza sul rispetto dei contratti e delle tutele per i lavoratori.

Non si può parlare di ferrovie senza affrontare il tema della sicurezza, che rimane una priorità assoluta. Negli ultimi vent’anni, l’andamento degli incidenti ferroviari in Italia ha mostrato una tendenza generalmente stabile, con una media di circa 107 incidenti significativi all’anno. Si tratta di eventi con decessi, feriti gravi, danni rilevanti o interruzioni prolungate del servizio. Nel 2023, il numero totale di incidenti significativi è stato di 113, il valore più alto degli ultimi vent’anni, con un incremento rispetto al 2022, che ne aveva registrati 107. La maggior parte di questi eventi è attribuibile a cause esterne al sistema ferroviario, come l’indebita presenza di pedoni sui binari o l’attraversamento irregolare dei passaggi a livello. Nel 2023, ben il 77% degli incidenti (87 su 113) è stato causato da pedoni presenti sui binari.

RFI, da parte sua, ha avviato un processo di riorganizzazione dell’infrastruttura ferroviaria con l’intento di migliorare la gestione e la manutenzione. Tuttavia, nonostante l’accordo storico sulla manutenzione siglato il 10 gennaio 2024, l’attuazione di un adeguato piano di assunzioni risulta ancora insufficiente. Questo ritardo ostacola l’obiettivo dichiarato di riportare all’interno le competenze necessarie per garantire efficienza e sicurezza. La chiusura graduale degli outsourcing manutentivi rimane una promessa lontana. I ferrovieri dell’infrastruttura devono tornare a essere i veri custodi delle “chiavi degli impianti”. Le recenti giustificazioni del Ministro dei Trasporti sui ritardi e i disagi nei servizi meritano apprezzamento come difesa d’ufficio, ma evidenziano una disorganizzazione radicata che richiede interventi rapidi e concreti. Pur non attribuendo le criticità esclusivamente all’attuale gestione, è auspicabile che, dopo oltre un anno, inizino a emergere segnali positivi di cambiamento.

L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSFISA) svolge un ruolo chiave, ma è necessario che intensifichi gli sforzi per definire e controllare le regole imposte alle imprese ferroviarie. In particolare, occorre garantire che sui treni sia sempre presente personale adeguatamente formato, in grado di gestire eventi imprevisti durante la marcia. Al contrario, la tendenza a imporre la condotta con un solo agente a bordo rischia di compromettere la sicurezza, sia per i lavoratori che per i passeggeri. Inoltre, le politiche di manutenzione richiedono una revisione urgente: l’affidamento a ditte esterne può ridurre i costi, ma non deve mai avvenire a scapito della qualità e della sicurezza.

Il trasporto ferroviario italiano si trova a un crocevia cruciale. Per consolidare il suo ruolo strategico, è necessario affrontare le sfide attuali con coraggio e una visione a lungo termine. La ferrovia del futuro deve essere sicura, sostenibile e inclusiva, capace di rispondere alle esigenze di un’Italia che guarda avanti senza dimenticare il valore delle sue radici. Solo così potrà continuare a rappresentare il cuore pulsante del Paese, un simbolo di progresso e connessione per le generazioni future.

Categoria: Interventi

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Article by: Vincenzo Multari