R.F.I.,ESTERNALIZZARE LA SICUREZZA? UNA SCELTA CONTROVERSA

Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha annunciato un piano per rafforzare i controlli sui cantieri di manutenzione delle infrastrutture ferroviarie, affidandosi al supporto di società esterne specializzate. L’obiettivo dichiarato è garantire standard di sicurezza più elevati, in un momento di forte accelerazione degli investimenti infrastrutturali. Tuttavia, questa scelta solleva interrogativi: delegare a realtà esterne il cuore della propria operatività rischia di allontanare RFI dalla sua missione principale.

La sicurezza ferroviaria non è solo una questione tecnica, ma un valore umano, radicato nella cultura di ogni lavoratore. Ogni controllo, ogni cantiere, ogni intervento rappresenta una garanzia per i lavoratori e per gli utenti. Esternalizzare questa responsabilità, anche in forma di collaborazione, significa mettere in discussione la capacità di RFI di mantenere il controllo diretto sulle proprie infrastrutture, svalutando il know-how costruito dai lavoratori nel corso degli anni. Le società esterne, per quanto qualificate, non possono possedere la stessa conoscenza del territorio, delle procedure operative e delle peculiarità di una rete costruita e gestita da RFI per decenni.

Un elemento chiave di questa vicenda è l’accordo del 10 gennaio 2024, finalizzato a un processo di internalizzazione delle attività, accompagnato da nuove assunzioni e da una riorganizzazione dei cicli manutentivi. Nonostante le buone intenzioni, il progetto ha evidenziato numerose criticità. Le direttive applicate hanno causato disagi e incomprensioni operative, rivelando una pianificazione incoerente e una comunicazione inefficace tra i diversi livelli aziendali. In molti casi, le direttive sono state applicate in maniera disomogenea sul territorio, generando tensioni tra i dipendenti, costretti a gestire cambiamenti gestionali non supportati da adeguate risorse o informazioni.

La ricerca di una maggiore flessibilità operativa sembra guidare questa scelta, ma i costi potrebbero essere elevati rispetto ai benefici attesi. Il know-how interno, costruito con anni di dedizione, rischia di andare disperso. E con esso, la capacità di affrontare le sfide future con risorse proprie. Delegare il controllo dei cantieri a società esterne non significa solo perdere competenze, ma anche compromettere l’identità aziendale stessa. Una soluzione alternativa sarebbe investire sulle risorse interne, fornendo loro percorsi formativi mirati per accrescere le competenze specialistiche.

Viene da chiedersi se il progetto di riorganizzazione sia stato concepito per superare difficoltà operative o se, invece, miri a rendere “necessaria” l’esternalizzazione. In ogni caso, occorrono chiarimenti sulla direzione intrapresa da RFI.

Le decisioni prese sembrano ignorare il valore strategico del personale interno. Ingegneri, tecnici, operai: sono loro a vivere quotidianamente la complessità dei cantieri, a conoscere ogni dettaglio delle infrastrutture e a prevedere mancanze grazie all’esperienza sul campo. Formare e valorizzare queste risorse dovrebbe essere una priorità, perché rappresentano il cuore pulsante della sicurezza ferroviaria. Affidarsi a società esterne può apparire una soluzione veloce, ma è solo un rimedio temporaneo, simile a mettere un cerotto su una ferita profonda.

“Abbiamo bisogno di sicurezza”, è stato detto durante la presentazione del piano. Ma la sicurezza non è solo un insieme di controlli: è una cultura, un approccio che deve permeare ogni livello dell’organizzazione. E questa cultura non si costruisce esternalizzando, ma investendo nelle persone, dotandole di strumenti adeguati, incentivandone la crescita professionale e creando un ambiente in cui la sicurezza sia una responsabilità condivisa.

Se RFI vuole davvero guardare al futuro, deve riconsiderare questa decisione. Il controllo dei cantieri non è un semplice servizio da esternalizzare, ma una funzione vitale per garantire la fiducia degli utenti e la tutela dei lavoratori. La rete ferroviaria italiana è un patrimonio collettivo, e come tale merita un approccio che metta al centro le persone, non i contratti.

Categoria: Attualità

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Article by: Marco Manna