La questione dei ritardi dei treni è antica e penosa e Trenord, la società di trasporto regionale operante in Lombardia, non fa eccezione, anzi.
Chi opera a contatto con la clientela come i capitreno, gli operatori di Assistenza e Controllo o di biglietteria conosce ormai a memoria le lamentele dei pendolari – lavoratori e studenti – o anche dei clienti occasionali che quotidianamente, come una sorta di processione laica, si avvicinano per lamentarsi o protestare per quello che considerano, più che un disservizio, un vero e proprio furto.
Di più, un doppio furto: di tempo e denaro.
Prima di giungere al punto del nostro ragionamento, però, occorre una premessa.
Facciamo che un viaggiatore debba raggiungere Milano da Varese, circa settanta chilometri. Sa che, se ci andasse in automobile, nell’orario dei pendolari impiegherebbe da due a due ore e mezza con una spesa, tra benzina e autostrada, di circa 20/25 euro.
Lo considererebbe normale perché, si sa, a quell’ora c’è traffico. Né si sognerebbe minimamente di andare a insultare – per dire – l’operatore al casello autostradale.
Se il nostro pendolare, invece, utilizzasse il treno, impiegherebbe cinquanta minuti spendendo 13 euro con un biglietto di andata e ritorno, meno di quattro euro e cinquanta al giorno con l’abbonamento.
Se però quel treno, anziché cinquanta minuti ne impiega sessanta, il nostro pendolare lo considera un furto, una cosa indegna di un Paese civile.
Misteri.
C’è poi la nostra Trenord che si approccia al fenomeno in maniera quantomeno discutibile.
Giallofisso non ha cifre ma è evidente che tra le tante cause dei ritardi pochissime sono attribuibili direttamente alla società: guasti agli scambi, alla linea aerea, ai troppi passaggi a livello, linea interrotta per guasto a un treno di un’altra impresa; interventi delle forze dell’ordine, delle ambulanze per malori dei passeggeri. E poi, ancora, difficoltoso incarrozzamento per salita o discesa di comitive o disabili, i gesti incauti o disperati di chi finisce sotto un treno. Potremmo continuare con un elenco lunghissimo di cause nessuna delle quali, lo ripetiamo, di diretta responsabilità dell’impresa di trasporto. Ma Trenord, chissà perché, questo non lo dice.
Qualche anno fa un Amministratore Delegato, appena nominato, sentì il dovere di scusarsi dei ritardi, di fatto accollandoseli tutti.
Magari, chissà, l’ufficio stampa di Trenord leggerà queste righe e ne prenderà spunto per spiegare ai clienti che Trenord, il più delle volte, non è causa dei ritardi ma vittima.