PORTI ITALIANI AL BIVIO: E.T.S. E SALARI BASSI, UN PESO INSOSTENIBILE

I porti italiani, già appesantiti da problemi strutturali e burocratici, si trovano ora a fare i conti con l’ETS (Emission Trading System), una misura europea che aggrava una situazione critica. Questa “eurotassa” sul settore marittimo, che impone alle compagnie di navigazione di acquistare permessi per le loro emissioni di CO2, rischia di spingere il traffico merci verso porti extraeuropei più competitivi, innescando un effetto domino devastante per il sistema logistico italiano.

L’ETS richiama alla mente il caso dell’automotive, con l’Europa che ha deciso di vietare la vendita di auto a combustione dal 2035, inseguendo un cambiamento che Paesi come Cina e India non sembrano intenzionati ad adottare con lo stesso rigore. Il rischio è di imporre standard ambientali così stringenti da rendere i porti italiani poco competitivi, mentre scali fuori dall’UE – con minori restrizioni – attraggono sempre più traffico.

Ma il problema dei porti italiani non nasce dall’ETS. La misura, pur criticabile nei suoi effetti, aggrava difficoltà già evidenti: tempi lunghi per operazioni doganali e burocratiche, infrastrutture inadeguate, rigidità negli orari operativi e problemi di pescaggi insufficienti in molti scali. Persino Gioia Tauro, l’unico porto italiano con le dimensioni e i fondali per competere a livello globale, soffre per la sua posizione geografica, lontana dai principali snodi ferroviari nazionali e internazionali.

A questo quadro già complesso si aggiunge il tema salariale. Il recente rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei portuali, pur introducendo aumenti dilazionati e una tantum, non affronta il vero problema: il gap tra produttività e remunerazione. Pagare di più senza migliorare l’efficienza del sistema portuale non basta. Serve una strategia che integri investimenti in infrastrutture, formazione e tecnologie per rendere il lavoro nei porti più attrattivo e competitivo.

Una soluzione potrebbe essere quella di legare gli aumenti salariali a obiettivi di performance condivisi: meno burocrazia, tempi più rapidi per lo sdoganamento delle merci, una gestione più flessibile degli orari e un utilizzo ottimale delle risorse disponibili. Incentivi legati alla produttività, insieme a una revisione del sistema ETS, potrebbero rappresentare una svolta. Per quanto riguarda l’ETS, è necessario spingere per una modifica che introduca compensazioni o esenzioni per i porti mediterranei, penalizzati rispetto a quelli del Nord Europa.

Infine, una visione strategica dovrebbe includere investimenti mirati per migliorare i collegamenti ferroviari, in particolare da e verso Gioia Tauro, per trasformarlo in un hub di livello internazionale. Senza un’integrazione efficiente tra porti e rete ferroviaria, qualsiasi investimento rischia di essere poco più di una toppa temporanea.

Il futuro dei porti italiani dipende da una capacità di adattamento che sappia coniugare sostenibilità ambientale, competitività economica e giustizia sociale. Ripensare l’ETS e affrontare il tema salariale con una visione integrata non sono opzioni, ma necessità per evitare che i porti italiani scivolino nell’irrilevanza.

Categoria: Interventi

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Article by: Mario Pino