Il 20 marzo 2025, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato sottoscritto il verbale ministeriale che rende esecutiva l’intesa preliminare per il rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri-Internavigatori, firmata l’11 dicembre 2024.
Un rinnovo accolto positivamente da molti, ma non dai diretti interessati: oltre 112 mila lavoratori del settore, che si trovano ad affrontare condizioni di lavoro sempre più critiche.
La carenza di autisti nelle aziende di trasporto pubblico rappresenta un problema strutturale in costante peggioramento, con una prospettiva di ulteriore aggravamento nei prossimi anni, fino a un raddoppio della carenza entro il 2028. Per questa ragione, il rinnovo del CCNL era tanto atteso, sia per l’adeguamento della parte normativa, necessaria per migliorare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, sia per l’aggiornamento della parte economica. Tuttavia, il nuovo accordo sembra aver disatteso entrambe le aspettative.
La carenza di conducenti sta mettendo in difficoltà l’intero sistema di trasporto passeggeri in Italia, con ripercussioni negative sulle reti di mobilità, sugli utenti e sulle economie locali che dipendono da questi servizi.
Oltre l’82% delle aziende di trasporto passeggeri denuncia difficoltà nel coprire le posizioni di autista, con conseguenze estremamente gravi. In molte regioni, il trasporto pubblico non è più garantito su determinate linee a bassa frequenza, già soppresse o sostituite con un servizio a chiamata, penalizzando intere comunità, soprattutto quelle delle aree periferiche.
La riduzione del servizio pubblico ha generato un inevitabile incremento dell’uso di mezzi privati, con un impatto significativo sulla congestione del traffico e sull’aumento delle emissioni di CO2.
Perché non si trovano autisti e perché era fondamentale richiedere qualcosa in più da questo rinnovo?
Affrontare il problema della carenza di autisti richiede una comprensione approfondita delle cause che stanno allontanando sempre più lavoratori da questa professione:
- Orari massacranti: i turni di lavoro spesso superano le 10 ore giornaliere, con retribuzione limitata alle sole ore di guida. Il mancato rispetto dei tempi di riposo è un problema diffuso.
- Un lavoro pericoloso: il malcontento generato dai continui disservizi ricade sugli autisti, che devono affrontare condizioni di lavoro difficili, turni notturni, festivi e domenicali.
- Sicurezza a rischio: il personale operativo, tra cui autisti, verificatori e addetti all’esercizio, è frequentemente vittima di aggressioni e minacce.
- Retribuzioni inadeguate: il salario d’ingresso di un conducente di autobus è parametrato a 140, con aumenti progressivi molto lenti. Dopo otto anni di guida effettiva, il parametro retributivo sale a 158, per raggiungere 175 dopo 16 anni e 183 dopo 21 anni. L’ultimo rinnovo contrattuale prevede un aumento di soli 80 euro lordi nel 2025 e ulteriori 80 euro lordi nel 2026, una cifra insufficiente a rendere il settore competitivo rispetto ad altre professioni meno usuranti.
La crisi del trasporto pubblico si riflette anche nell’incapacità di attrarre nuove risorse. Le donne rappresentano meno del 16% della forza lavoro nel settore, mentre i giovani sotto i 25 anni sono meno del 3%. Per incentivare il ricambio generazionale, il limite di età per conseguire la patente necessaria alla guida degli autobus è stato abbassato a 18 anni, ma rimangono ostacoli significativi: il costo elevato delle abilitazioni professionali (patente D e CQC) rappresenta una barriera economica per molti aspiranti conducenti.
Nonostante gli ingenti investimenti richiesti per la formazione, molti giovani autisti abbandonano il settore dopo pochi anni, preferendo impieghi meno gravosi e meglio retribuiti. Oggi, oltre il 40% degli autisti del trasporto pubblico ha più di 55 anni, una situazione che evidenzia l’urgenza di un intervento strutturale.
Per risolvere questa crisi, è necessario un cambiamento radicale. La FAST-Confsal è pronta a portare avanti una battaglia per ottenere soluzioni concrete: dalla revisione dei parametri retributivi all’introduzione di incentivi economici per attrarre nuove risorse, fino alla facilitazione dell’accesso alla professione.
Il settore autoferrotranviario non può più essere considerato un lavoro di ripiego: servono investimenti, tutele e condizioni di lavoro dignitose per garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, sicuro e sostenibile per tutti.