Questo Giubileo sembra che si sia aperto in tono minore.
Tante le possibili ragioni: il Papa in Ospedale, i lavori e le rifiniture in corso anche sulle opere “inaugurate” per l’anno santo, guerre e pulizie etniche in corso, proposte di riarmo e un continuo parlare di guerra.
Da aprile il calendario giubilare si infittisce di eventi e la speranza è che la Città diventi promotrice di spirito giubilare e di pace.
In Italia ci sono 18 milioni di persone over 65 anni, le previsioni demografiche ISTAT per il periodo 2024-2045 indicano un calo complessivo della popolazione italiana di circa 3 milioni di abitanti.
Lo chiamano “inverno demografico” una sorta di somma del calo e dell’invecchiamento che avrà inevitabili conseguenze sull’organizzazione dei servizi di mobilità.
Il “Rapporto ISFORT sulla mobilità degli italiani 2024” ipotizza nello scenario pessimistico un calo della popolazione entro il 2044, pari all’8 %, con un calo del -28% tra i 14-19 anni e -22 % tra i 20-24 anni, mentre la popolazione over75 è prevista in crescita del +41%.
Tutto questo comporterà una modifica della domanda di mobilità.
Si dovrebbe riflettere su una modifica della tipologia e dell’organizzazione dei servizi, sulla loro differenziazione in base all’evoluzione demografica dei territori e delle concentrazioni e densità della popolazione.
Le priorità delle azioni e degli investimenti di oggi dovrebbero considerare la prospettiva, saranno necessari trasporto su ferro con servizi metropolitani, metropolitane, bus elettrici a massima flessibilità e capacità di adattamento alle aree urbane, tram dove utili e poi nuove tipologie di servizi come i servizi a chiamata e servizi a rete con percorrenze ridotte nei quartieri delle città.
A Roma si stanno spendendo centinaia di milioni per la realizzazione di piste ciclabili (la rete ciclabile è stata estesa per 321 km) ed è in corso la realizzazione del GRAB (“avrà un costo medio al km pari a 318.181,81 €”)
GRA (che sta per Grande Raccordo Anulare) non era un acronimo ma il cognome dell’Ing. Gra che fu tra i progettisti dell’opera, ora non si conosce se esista a Roma un sig. GRAB per certo si sa che è un acronimo che sta per Grande Raccordo Anulare delle Bici, un percorso di circa 50 kilometri .
Roma invecchia come e più del Paese, nell’estate del 2024 la temperatura per più di venticinque giorni consecutivi è stata superiore a 34,5 gradi.
Questa mutazione climatica va avanti da più di un decennio, non c’è più il ponentino e non perché bloccato dai palazzoni della periferia come si disse in passato, nell’area metropolitana si è sviluppato un nuovo vento della rosa, che assomiglia al getto di un asciugacapelli.
Il GRAB non sarà un collegamento origine/ destinazione , si tratta di un anello che come diceva Guzzanti “circonda la Capitale” zizzagando.
Visto l’andamento demografico non si può ragionevolmente pensare che su quell’anello ci saranno frotte di cittadini romani, anche perché i settantenni andrebbero a trovare sofferenze e malesseri in bici a 35 gradi o sotto le sempre più frequenti bombe d’acqua che i romani chiamavano “goccioloni”.
Nelle più importanti città europee che non avevano cultura e attitudine per le bici, si è arrivati alla promozione delle piste ciclabili e dell’utilizzo delle bici solo dopo la realizzazione di una rete estesa ed efficiente di metropolitane, dopo l’organizzazione di reti ferroviarie di accesso e attraversamento delle aree metropolitane, di bus frequenti e diffusi, cioè dopo la realizzazione di un efficiente e fondamentale sistema di trasporti collettivi
A Roma le piste ciclabili non sono frequentate, quelle realizzate sono già deficitarie di manutenzione, sono state realizzate sui marciapiede o restringendo in modo pericoloso le carreggiate.
La realizzazione delle piste ciclabili è stata una specie di operazione di distrazione di massa, una ripresa alla Maria Antonietta che ha chi chiedeva pane rispondeva “dategli i croissant”
A chi chiedeva ferrovie, metropolitane, bus elettrici, tram si è risposto con le piste ciclabili.
C’è stato un insensato rovesciamento delle priorità, fatto dalle Maria Antonietta dell’ambientalismo strumentale.
Non si tratta di essere contro le piste ciclabili o ciclovie che dir si voglia.
La ciclovia di fronte alla costa dei Trabocchi, 42 km di percorso, è un’opera funzionale ben concepita e meglio realizzata, quindi il problema non sono le piste/ciclovie ma dove si fanno, come si fanno, perché si fanno.
L’inversione delle priorità che ha trovato codificazione nel PUMS approvato dalla giunta pentastellata ha creato una visione disfunzionale delle priorità della città.
Si dovrebbe riflettere sulla funzionalità di quanto realizzato, si dovrebbe procedere ad una revisione del PUMS per cambiare le priorità e la prospettiva del Piano
La priorità va data a investimenti che avrebbero ricadute positive e di lunga durata sul PIL della città e del Paese e sull’occupazione, investimenti capaci di cambiare profondamente la vivibilità della Città.
Si fanno solo alcuni esempi.
- Separazione totale del traffico merci dal traffico passeggeri con la realizzazione di passanti merci sulle direzioni nord-sud e sud-nord ad est ed ovest della città. Un vero quadrilatero delle merci che non entri nel cuore del nodo e non faccia passare le merci fin dentro i parchi della città.
- Chiusura completa dell’anello ferroviario come vera circle line
- Raddoppio delle line ferroviarie di ingresso nell’area metropolitana con aumento delle Stazioni
- Progettazione e costruzione delle opere con la principale e totale attenzione all’accessibilità per le disabilità e per gli anziani
- Pensare a sistemi di trasporto non inquinanti, accessibili e flessibili tanto da essere adeguati e modificati al mutare delle esigenze dei target di età …
Per questo serve una politica che si occupi del futuro e non solo delle prossime elezioni tra 4 anni.
Perfino il PNRR che qualcuno ha già rinominato Piano Nazionale Ritardi e Rinvii, presenta criticità che lo potrebbero far diventare un’occasione perduta.
Le realizzazioni del facile, affidate ai campioni del più facile, come le piste ciclabili, i golfi di fermata, le rotonde, i prolungamenti possono essere utili non sono sufficienti per il futuro.
Si può leggere: “………L’idea del GRAB è quella di una infrastruttura capace di realizzare un intervento sul paesaggio urbano multidimensionale: funzionale, ambientale, economico, sociale, estetico, culturale. Non è una pista ciclabile, un percorso che attraversa i luoghi. Piuttosto intende modificarli, correggendoli e migliorandoli attraverso la ricomposizione del frammentato spazio archeologico capitolino, la ricucitura dei bordi con il centro, la creazione di una cintura verde metropolitana, la trasformazione, la rifunzionalizzazione o la valorizzazione di aree trascurate……….” “………Il GRAB è un investimento turistico innovativo. Ogni euro speso per realizzare il Grab ne farà guadagnare 5 alla Capitale e al Paese nel giro di pochi anni…..” .
Tutto molto suggestivo ma come hanno sostenuto anche i progettisti si realizza: “una infrastruttura a vocazione turistica”.
Allora la finissero di dire e ribattere sempre e in modo fastidioso del GRAB come mobilità sostenibile e mobilità dolce.
Non serve elencare quante stazioni o linee bus incrocia il percorso si tratta, come proposito dichiarato, di una operazione turistica che potrà avere anche valenze ma che non c’entra e non cambia la mobilità di Roma.
Per la mobilità servono treni, metropolitane, bus elettrici, tram e investimenti nelle infrastrutture necessarie.