La lettura dei giornali locali regala sempre qualche notizia “particolare” che purtroppo non sempre riesce a raggiungere le cronache nazionali. Se poi riguardano un mondo complesso ed affascinante come quello ferroviario, alcuni articoli assumono dei tratti involontariamente comici per gli addetti ai lavori, a causa della mancanza di conoscenza da parte degli autori, spesso neanche veri giornalisti di professione, dell’argomento di cui si tratta. Per esempio, qualche anno fa, sulla Gazzetta di Parma apparve un articolo su come fosse possibile per i treni viaggiare con “il semaforo rosso”, evidentemente frutto dalla necessità di riempire le colonne del quotidiano locale in un periodo “di magra” e della scarsa conoscenza del Regolamento Segnali da parte dell’autore.
Ultimamente è comparso sul giornale online “Cronache Picene” un articolo simile: una lettrice della testata ha inviato le foto (fortunatamente rese anonime) di due macchinisti che, durante il transito presso San Benedetto del Tronto, si sono fermati e hanno espletato le loro esigenze fisiologiche sul posto. Il testo termina con un virgolettato della residente che si dice stupita perché non aveva mai visto dei macchinisti fermarsi per fare la pipì.
Ovviamente gli addetti ai lavori leggendo queste parole staranno sorridendo, ricordando le tantissime situazioni in cui, per cause di forza maggiore, si sono dovuti ingegnare per potersi liberare e continuare a lavorare.
Questi escamotage, purtroppo, non sono una novità: anche chi ormai è andato in pensione potrà raccontare di soluzioni alternative all’utilizzo dei servizi durante il turno, con il treno bloccato nel mezzo del nulla.
Rispetto a trent’anni fa la situazione non è certo migliorata, anzi: la razionalizzazione delle spese in RFI ha portato alla scomparsa dei capistazione, alla chiusura di locali di servizio e di molti servizi per i viaggiatori. Non fanno eccezione i bagni che, ove rimasti, sono spesso a pagamento e non garantiscono la copertura h24.
Quindi, se prima qualche macchinista aveva la possibilità di fermarsi in alcune località e utilizzare i servizi dei dirigenti movimento o delle salette del personale viaggiante oppure, in extrema ratio, i bagni pubblici delle stazioni, adesso nel 2025 l’accesso ai servizi igienici diventa una vera e propria “caccia la tesoro”, che nella maggior parte dei casi ti obbliga a soluzioni fai da te.
Un altro grande fattore di cui tenere conto è l’incremento del personale femminile, che porta con sé le relative esigenze in termini di privacy e igiene personale.
Nonostante questa fantastica apertura e la nuova sensibilità della società nel rispettare i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici, per i macchinisti e le macchiniste dei treni merci non sembra esserci la minima empatia e, ad un certo punto, come titola il giornale marchigiano, “quando scappa, scappa”.
Il sindacato FAST-Confsal in Toscana lo scorso febbraio ha protestato in maniera veemente per questa situazione, con una lettera dove vengono denunciate tutte le infrazioni delle aziende del settore.
Perché, nonostante certi argomenti si possano facilmente prestare a commenti goliardici, impedire al personale di poter usufruire in maniera adeguata dei servizi igienici significa violare diverse leggi dello Stato italiano (TU sulla sicurezza, allegato IV, Dl 11 aprile 2006, n.98).
Senza entrare troppo nel tecnico, è bene ribadire che anche a livello europeo è stato sottolineato come sia compito del datore di lavoro fornire a tutti i lavoratori (inclusi i ferrovieri) la disponibilità di locali adeguati non solo per il riposo ma anche per l’igiene personale (Direttiva 2005/47/CE, Direttiva Quadro 89/391/CEE) e soprattutto di non discriminare sul luogo di lavoro le dipendenti, garantendo servizi igienici dedicati (Direttiva 2006/54/CE).
Nonostante questa situazione di palese violazione del diritto e, di fatto, di umiliazione dei lavoratori, si continua a pretendere che le macchiniste e i macchinisti, così come i TPT, debbano arrangiarsi durante il turno per un’esigenza che, se venisse negata a chiunque, ci farebbe giustamente gridare allo scandalo.
Quindi la protagonista de “La finestra sul locomotore” in salsa picena, invece di stupirsi di quanto ha visto, tanto da sentirsi in dovere di fotografare dei lavoratori che hanno semplicemente risposto ad un bisogno fisiologico, forse, avrebbe dovuto indignarsi per le condizioni che sono costretti a subire degli esseri umani durante il loro orario di lavoro.
articolo di riferimento su: cronachepicene.it
Quando scappa, scappa: fermano il treno e scendono per fare pipì