RIFLESSIONI DURANTE IL 1° MAGGIO 25.

Messa da parte la giusta partecipazione a festeggiare questa meravigliosa giornata ed indossando quella veste adeguata per una riflessione, produttiva, si spera, di migliore utilità per il bene comune, l’indagine verrà svolta su una grande Azienda del nostro Paese, ma intesa anche come metafora di una realtà produttiva più ampia e più generale.

In questi ultimi mesi la categoria dei ferrovieri, e di tutta la filiera collegata, ha attraversato un difficile periodo, che rivela  – crediamo – forze e tensioni che spingono in direzioni imprevedibili.

Primo.

Innanzitutto un rinnovo contrattuale in ritardo. Un ritardo che misura la durata di metà della vita stessa del contratto da stipulare.

Non solo non si sta trovando composizione sulle proposte delle linee guida della piattaforma, ma all’inizio le stesse notizie sull’andamento del  confronto arrivavano centellinate, per ampliarsi chiaramente solo negli ultimi tempi.

Addirittura, durante il confronto, erano uscite dichiarazioni aziendali ottimistiche (“contratto chiuso entro Pasqua”), fino alla proclamazione – anzi alle due proclamazioni – di sciopero per il 6 maggio a sostegno del rinnovo contrattuale.

Riteniamo che, comunque vada a finire questa vicenda, dovremo ricordarci di non avere timore – soprattutto in grandi aziende che possano fare da modello e da locomotiva  di puntare su alti salari e alta produttività, unica strada per uscire da questa stagnazione dei salari, che provoca emarginazione giovanile, emigrazione e denatalità, e non certo rassegnarsi alla soluzione pauperistica dei minimi salariali.

Secondo.

La rottura del tavolo sindacale unitario per il rinnovo contrattuale – e, di riflesso, di tutti i tavoli tematici regionali – ha visto da una parte tre sigle (Filt, Fit, Uilt) e dall’altra Fast, Ugl e Orsa, “colpevoli” di aver proclamato uno sciopero in difesa del diritto stesso di sciopero, senza aver chiesto il “permesso” delle prime. Questo episodio sembra rivelare una tendenza oligopolistica, che desta preoccupazione per il futuro della libertà sindacale, intesa come reale e concreta, come sancito dalla nostra Costituzione.

Dovremmo fare memoria per il futuro, che per affermare una reale libertà di associazione, dovremo farci i primi  federatori di tutti quei movimenti sindacali i quali non si riconoscono nel pensiero unico di una tradizione oligopolistica ed intendono ribadire il principio costituzionale della libertà sindacale, ma in modo concreto ed efficace.

Terzo.

Le aggressionial personale, divenute ormai panorama cronicizzato della realtà ferroviaria (ma non solo) e la scarsa efficacia degli interventi, fin qui attuati, per rimuovere o ridurre al minimo, questo fenomeno antisociale.

Anche questo rivela una forza disgregatrice che tende, da una parte,  all’anomia sociale generalizzata e, dall’altra, fa sospettare una resa, di chi ormai si adatta a convivere con un fenomeno dato come acquisito.

Sull’argomento dovremo sempre ricordarci tutti che non è solo lo Stato che deve combattere, con i suoi organi deputati, questi fenomeni antisociali, ma che anzi tutti noi siamo “Stato”, in diversa misura e maniera e che quando prevale questa consapevolezza attiva, non solo si salva lo Stato democratico, ma si consolida la civiltà comune.

Quarto.

L’incepparsi di un nuovo modello di lavoro e di produzione nella manutenzione infrastrutture, poichè dopo l’Accordo del 10-1-24 e i coerenti accordi regionali, l’Azienda si è dovuto rendere conto che il modello avrebbe funzionato soltanto dopo l’adeguamento degli organici e la professionalizzazione degli stessi; ma ciò comportava tempo. Così ha dovuto continuare a far lavorare in modo ibrido: con un nuovo modello davanti agli occhi, ma con un modo vecchio nella realtà effettuale.Poichè siamo in un tempo di transizione, che non sarà breve.

Per uscire da questo stallo e superare il momento di transizione, dovremmo chiamare tutti, principalmente le dirigenze aziendali, ad un franco bagno di consapevolezza e di realismo, per stipulare un nuovo patto per la gestione della transizione.

Quinto.

Riguarda soltanto noi, il nostro Sindacato.

La sua attuale struttura statutaria era adeguata ad un mondo produttivo che oggi è in radicale trasformazione. Oggi dobbiamo, con urgenza e coraggio, rompere l’attuale paradigma e costituire un nuovo strumento adeguato a queste nuove realtà: Una nuova, vera e propria Federazione, che, con un balzo di volontarismo collettivo, possa strutturarsi nei modi più efficienti e possa parlare con migliore efficacia a tutto il mondo dei trasporti, dei servizi, dell’ambiente, soprattutto nelle filiere dove è maggiore il bisogno di organizzazione e di tutela sindacale.

Questo è il nostro compito più urgente, che non tollera indugi.

Riteniamo che queste riflessioni, fatte in libertà e piena sincerità, potranno essere utili solo se potranno stimolare un dibattito collettivo, anche di contrasto, che solo potrà portare alle decisioni più condivise e più giuste.

Categoria: Diario Sindacale

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Article by: Mario Pino