L’articolo pubblicato oggi da Il Giornale anticipa il convegno “Guardie giurate a bordo dei treni? Parliamone”, previsto per domani, lunedì 5 maggio, nella sede di Confcommercio a Milano. L’evento, promosso da Securindex insieme ad ANIVP, Confcommercio Milano e Confedersicurezza, vedrà la partecipazione del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, del questore di Milano Bruno Megale e di rappresentanti di FS Security, Trenitalia, RFI, Italo, Trenord, TPER e ATM.
Il tema è urgente e reale: il numero delle aggressioni a bordo dei treni e nelle stazioni è cresciuto negli ultimi anni. Nessuno può permettersi di sottovalutare il problema. Tuttavia, la proposta di impiegare guardie giurate in appalto come misura stabile e strutturale solleva interrogativi legittimi, specie se si guarda all’organizzazione del Gruppo FSI.
Infatti, proprio nel 2023 è stata costituita FS Security, società controllata dal Gruppo FSI e nata per garantire in modo integrato la sicurezza del trasporto ferroviario. Una struttura nuova, costruita aggregando circa mille dipendenti provenienti da Trenitalia e RFI, con l’obiettivo di internalizzare e rafforzare le attività di vigilanza e presidio del servizio.
E allora, la domanda è inevitabile: perché creare FS Security se poi si torna a cercare all’esterno soluzioni appaltate? Perché non rafforzare le competenze interne o consolidare quelle già presenti – che in passato erano gestite dalle società operative del Gruppo – evitando una duplicazione organizzativa e il rischio di svuotare di contenuto la nuova società, che si limiterebbe ad appaltare il servizio come fino ad oggi dovrebbe fare Ferservizi?
Non è solo una questione gestionale. È una questione di coerenza e di visione industriale. Perché, se da un lato si annuncia una strategia per la sicurezza “in house”, dall’altro si continua ad appaltare servizi di vigilanza a ditte esterne, spesso con personale sottopagato e con contratti precari, che in alcuni casi sono stati giudicati addirittura illegittimi dai tribunali per le condizioni salariali imposte – inferiori ai 9 euro l’ora – fino a tempi recentissimi.
Il paradosso, oggi, è che a occuparsi del servizio di vigilanza in alcune stazioni siano ancora ditte private, mentre FS Security rischia di rimanere un contenitore senza reale presidio operativo. Intanto, Ferservizi continua a bandire gare pubbliche per conto anche di FS Security, creando un cortocircuito che confonde ruoli e indebolisce il presidio pubblico.
Come FAST-Confsal, non ci siamo mai sottratti al confronto sul tema. Anzi, siamo stati tra i promotori del progetto TRA.IN-S. – Trasportiamo in Sicurezza, un’iniziativa che ha coinvolto le principali aziende del trasporto e il sostegno delle istituzioni, per costruire un sistema di sicurezza duraturo, integrato e rispettoso dei lavoratori. Abbiamo proposto soluzioni strutturali per garantire la sicurezza dalle aggressioni -“security”- partendo dal rafforzamento dei presidi a bordo e dalla formazione del personale, fino alla salute e sicurezza – “safety”- come l’unificazione dei protocolli sanitari e l’installazione di defibrillatori.
Per questo chiediamo che sia finalmente portato a compimento il lavoro avviato con i Ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno, siglando un protocollo nazionale unico valido sia per il trasporto ferroviario, sia per il TPL. Serve una visione unitaria, non una giungla di iniziative scollegate, né un ritorno all’esternalizzazione generalizzata.
Per noi, la sicurezza non si garantisce soltanto con le uniformi ma con la dignità di chi lavora per mantenerla: stabilità occupazionale, formazione continua, condizioni salariali dignitose. Non si può pretendere che chi tutela gli altri lo faccia in condizioni di fragilità contrattuale, cambiando divisa ogni anno in base al vincitore dell’appalto.
Il Gruppo FSI, così come tutto il sistema pubblico, è oggi di fronte a un bivio: vuole davvero investire nella sicurezza come valore industriale, culturale, civile? Oppure intende continuare con la logica del risparmio a ribasso, esternalizzando l’esternalizzabile, con il rischio di moltiplicare le fragilità anziché ridurle?
Noi abbiamo già scelto. E continueremo a dirlo con chiarezza, senza ideologismi ma con senso di responsabilità: perché la sicurezza, quella vera, si costruisce con competenze solide, con lavoro stabile e con una strategia industriale trasparente. Il resto è una toppa su uno squarcio che si allarga.
