Il tribunale ordina la reintegrazione del sindacalista Genidounias: il licenziamento è stato dichiarato illegittimo e antisindacale. Una lezione di democrazia che interroga anche Ferrovie dello Stato Italiane.
Atene, luglio 2025. Quando la toga dimostra più fermezza del management. Quando la giustizia non si limita a scrivere sentenze, ma lascia un’impronta nella storia.
È accaduto in Grecia, ma riguarda anche noi. Riguarda l’Italia, riguarda l’Europa. Riguarda tutti coloro che credono che il lavoro non sia una concessione, ma un diritto. E che la libertà sindacale rappresenti non un favore aziendale, ma un pilastro costituzionale.
Con la sentenza n. 4605/2025, il Tribunale monocratico di Atene ha dichiarato illegittimo e antisindacale il licenziamento di Kostas Genidounias, presidente del sindacato dei macchinisti greci (PEPE). Un provvedimento che era stato emesso il giorno successivo alla sua candidatura al consiglio direttivo del sindacato. Il giorno dopo, la direzione di Hellenic Train ha firmato la lettera di licenziamento. Una tempistica che ha suscitato ampia discussione.
In Grecia, la magistratura ha dimostrato di saper distinguere tra legittima autonomia gestionale e atti che rischiano di oltrepassare i limiti della libertà sindacale.
Il tribunale ha ordinato la reintegrazione immediata del dirigente sindacale fino alla decisione definitiva. E ha chiarito che vi sono limiti precisi oltre i quali si rischia di trasformare il potere disciplinare in abuso.
Il comunicato diffuso dal sindacato PEPE sottolinea in modo netto le proprie preoccupazioni: Hellenic Train – controllata dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane – secondo quanto riportato, avrebbe adottato condotte ritenute discutibili, come la vigilanza sulla vita privata dei dipendenti e l’uso ricorrente di provvedimenti disciplinari percepiti come sproporzionati. È legittimo interrogarsi, afferma il sindacato, su quale sia il confine tra controllo e rispetto della dignità dei lavoratori.
Ed è qui che nasce una riflessione più ampia: può un grande gruppo europeo non conoscere i fatti accaduti in una sua controllata estera?
La questione, sollevata in Grecia, merita attenzione anche altrove. Chi scrive aveva tentato una mediazione discreta, senza clamore, per cercare una soluzione costruttiva. Ma la vicenda si è trascinata finché non è diventata un caso emblematico.
Non si tratta di un episodio isolato. In un’epoca in cui le società infrastrutturali parlano di sostenibilità e responsabilità sociale, l’attenzione ai diritti fondamentali – incluso quello sindacale – deve essere coerente non solo nelle dichiarazioni esterne, ma anche nelle pratiche aziendali interne. La coerenza tra principi ESG e prassi quotidiane è oggi un tema che riguarda tutti.
La PEPE ringrazia i cittadini e i lavoratori che hanno mostrato il loro sostegno. E ringrazia lo studio legale del professor Kostas Papadimitriou, che ha sostenuto la difesa con impegno e competenza. Il messaggio che arriva da Atene è chiaro: il diritto del lavoro e la democrazia si difendono anche nei tribunali. E chi pensa di poterli eludere dovrà, prima o poi, confrontarsi con il diritto.
Il comunicato integrale è allegato a questo articolo. Racconta, senza bisogno di retorica, che un’altra Europa è possibile. Se si ha il coraggio di farla rispettare.
