A Londra la Circle line fu costruita dal 1863 al 1884, da Liverpool Street e Aldgate fino South Kensington e Paddington.
A Roma aspettiamo da più di 50 anni la chiusura dell’anello ferroviario che rappresenterebbe una vera circle line.
Nel volume: “Transit maps of the World. Every Urban Train Map on Earth” di Mark Ovenden si possono vedere le Circle line del mondo e poi a pag 153 nella sezione 3 tra quelle meno estese e dotate c’è la mappa di Roma che di circolare ha solo il GRA
Hanno fallito, in diversa misura e responsabilità, tutte le Giunte dal 93 in poi (prima del ‘93 la chiusura dell’anello ferroviario non era posta come obiettivo prioritario in accordi sottoscritti).
Ma dopo oltre mezzo secolo la responsabilità più grande potrebbe ricadere sull’attuale amministrazione.
Una responsabilità grave e storica se l’attuale amministrazione dovesse acconsentire, dando luce verde alla falsa chiusura, ma vera non chiusura, dell’anello ferroviario proposta da FS
Gli amministratori e la pletora di dirigenti, consulenti e tecnici delle agenzie passeranno alla storia dei maggiori fallimenti della città.
Dopo essersi riempiti la bocca di “mobilità dolce” fino a diventare diabetici di tipo 2 nei pensieri, dopo aver passato le estati in allegre comitive sui treni del trasporto locale, dopo aver speso montagne di soldi per le piste ciclabili, dopo aver pontificato sulle opere strategiche per la mobilità e l’ambiente, saranno tutti loro ad essere ricordati come i responsabili subalterni che acconsentirono a non chiudere l’anello ferroviario, con una falsa chiusura che pregiudicherà il futuro della mobilità dell’area metropolitana di Roma e della Regione Lazio.
Sia chiaro, FS fa il suo lavoro (e bene), l’Azienda, costruisce strategie Aziendali con progetti innanzitutto di interesse aziendale, è l’interlocutore che difetta è Roma che non fa Roma.
Fino alla fine ci sarà chi farà il possibile affinché la “non chiusura” non si realizzi, ma la situazione ha preso una china non rassicurante e una piega brutta.
Non chiudere l’anello ferroviario in modo serio come un vera circle line, anche con servizi circolari, significherebbe privare Roma del più importante effetto rete per il futuro.
Si continua a dichiarare l’impossibile: tutto cambierà in 10 anni (facendo quello che non si è fatto in 50 anni), si dichiara forse senza conoscere le date previste dallo stesso PUMS (che va aggiornato e cambiato con il coraggio degli innovatori), senza valutare i ritardi già accumulati sulla programmazione e i ritardi sulla disponibilità pluriennale e la natura dei finanziamenti.
Molto spesso quando si parla di FS o con FS sembra che non si pensi ai treni, alle rotaie, agli impianti tecnologici, agli utenti, c’è una specie di pensiero parallelo e trasversale orientato ai metri cubi che pervade tutto.
Certi pasdaran dell’ambientalismo, occupatori seriali di posti e incarichi remunerati, in passato si scatenarono contro quello che definivano il “sistema Necci” (un geniale figlio di ferroviere) ma in quegli anni i servizi di area metropolitana e regionale raddoppiarono e crebbero in qualità (cadenzamenti) e quantità.
La forza della rendita a Roma era presente anche negli anni ottanta e novanta anche se stava cambiando, non più i palazzinari alla Aldo Fabrizi di “C’eravamo tanto amati” ma giovani eleganti di buona educazione (a volte rampolli di famiglia) che cercavano la finanziarizzazione da furbetti e un nuova immagine per continuare gli affari e la valorizzazione per la rendita, che aveva sempre bisogno di decisioni pubbliche (con oneri). Sono gli anni dei “premi di cubatura”, di valorizzazioni e di presunti scambi valorizzazioni per servizi, con valorizzazioni stabili generatrici di enormi profitti e servizi a volte non durevoli che comportavano comunque interventi onerosi pubblici.
L’attuale Amministrazione di Roma se non avesse avuto, nella mobilità, l’assillo del continuismo con le precedente amministrazione, avrebbe potuto avviare un vero processo di innovazione della mobilità e delle infrastrutture ferroviarie.
Una delle emergenze della città è rappresentata da due facce dello stesso problema: emergenza casa e periferie
Le periferie non hanno solo bisogno di bellezza fisica hanno anche bisogno di bellezza umana, di relazioni, di socialità, di mobilità, di cultura non “portata” ma nascente e rinascente in loco .
A Roma si dovrebbero abbattere i quartieri con le brutture da delirio e incubo degli anni 70, come si è iniziato a fare a Napoli, perché sono insanabili e ricostruire fondendo le residenze superando i ghetti fisici senza mobilità e i ghetti per censo.
Le aree FS sono occasioni utili per housing sociale con alloggi e canoni calmierati per fondere le residenze.
Si possono pensare processi di gentrificazione di aree e quartieri senza l’espulsione dei ceti più poveri.
Le linee metropolitane passanti che saranno in esercizio tra 10-15 anni non sono sufficienti, la periferia continua ad essere collegata ad un centro di scambio che si va spostando da Termini all’asse Colosseo-Piazza Venezia dove sarà possibile scambiare per raggiungere una diversa periferia.
Questo assetto non è coerente con l’idea di Città policentrica e finchè la mobilita della città avrà questo “mozzo centrale” terminale di tutti i raggi verso il centro e magnete degli spostamenti non si potrà disegnare una diversa idea di mobilità per una diversa idea di città.
Si torna alla chiusura dell’anello ferroviario che, se non cambiassero le cose, avrà il seguente epitaffio “qui giace l’anello ferroviario di Roma che 15 giorni, mesi e anni prima di essere non chiuso, rimase non chiuso”.
La vera chiusura della circle line anello ferroviario e le sue potenzialità sono state completamente sconosciute ai redattori del PUMS.
In tutte le più grandi città del mondo sono state realizzate una o più circle line con le metropolitane e/o adattate quelle ferroviarie esistenti gestite con servizi di tipo metropolitano a Roma invece di un anello in esercizio continuo tra le mura aureliane e il GRA, si vuole realizzare un piercing di rotaie attaccato al “naso ponte” di Tiburtina o per essere più chiari pensano di realizzare un semianello peduncolare con i due peduncoli aperti a Tiburtina.
Dopo il sacco dei palazzinari che ha creato le condizioni di immobilità di interi quartieri e zone di Roma, se passasse questa scelta peduncolare sarebbe altrettanto grave per la mobilità e il futuro della Città.
Eppure basterebbero poche parole.
Nel corso della riunione con FS il Sindaco o l’Assessore dovrebbero dire: “Roma vuole che l’anello ferroviario sia chiuso come una vera e completa circle line poi vediamo tutto il resto”
Si tratta di 19 parole dal forte valore amministrativo nel senso che potrebbero far venire l’orticaria a qualcuno (pochi) ma riscatterebbero la prospettiva di bene comune, l’nteresse generale e la qualità della vita di molte cittadine e cittadini romani.