Dalla doppia carreggiata al “collo di provetta”: ciclabile e parcheggi mal progettati hanno strozzato l’arteria. Soluzioni: eliminare la sosta laterale, spostare la ciclabile, aprire nuove fermate FR.
Via Tuscolana, è una strada medievale che collegava Roma a Tuscolo (odierne Frascati e Grottaferrata). Il suo tracciato originale partiva da porta San Giovanni e si affiancava al percorso della Regina Viarum Appia, la quale raggiungeva le località dei Castelli più a sud (Ariccia e Albano).
La via Tuscolana aveva ripreso i tracciati delle vie romane secondarie che servivano le numerose ville ai lati della via Appia e degli acquedotti.
La via Tuscolana, una via senza il rango consolare, più giovane delle consolari e molto più sfortunata.
Eppure è rimasta per secoli una via con un tracciato e grandi spazi laterali.
La città si era sviluppata e la via Tuscolana era rimasta larga a doppia carreggiata con un grande spartitraffico centrale, quattro volte più larga della via Casilina anch’essa via medievale.
Arrivò la costruzione degli studi di Cinecittà e perfino del Velodromo ma lo spazio era rimasto largo tanto che, in precedenza, si era pensato alla realizzazione del tram da far viaggiare proprio nello spartitraffico centrale.
L’intervento per il tram riguardò anche la salita del Quadraro e il ponte sulla ferrovia con l’apertura del grande fornice nell’acquedotto Felice per far passare i due binari del tram Cinecittà-Termini (quelli che Ramazzotti cantava “non vanno avanti più”).
La via Tuscolana è una via infelice e sfortunata, quando sembrava che la situazione fosse stabilizzata è stata investita dalla furia iconoclasta a favore delle piste ciclabili.
Negli anni ‘60 fu avviata la costruzione della metro A “a cielo aperto” la via Tuscolana scomparve nel tratto dall’attuale Anagnina fino a Porta Furba Quadraro.
Un destino che non aveva avuto nessuna altra via.
La via Tuscolana divenne un immenso trincerone che andava fin sotto le fondazioni dei palazzi sui due lati, tutto era veramente a “cielo aperto” dalle fessure dei bandoni e del legno di perimetrazione del cantiere si vedeva tutto, mentre quella che chiamavano “talpa” (a quei tempi mitica e misteriosa) aveva il cantiere tra Arco di Travertino e Colli Albani, scavava in profondità e quello che accadeva si poteva solo immaginare come fece Fellini in “Roma”.
Venne il giorno della dismissione del tram, a volte quel tram eroico sulla salita del Quadraro stentava e slittava, allora si doveva scendere tutti, si camminava in fila indiana fino in cima, poi si risaliva sul tram che nel frattempo era riuscito a superare il dislivello e si ripartiva verso il centro.
Il tram camminava nello spartitraffico centrale della via che aveva due larghe carreggiate dal GRA a Piazza S. Maria Ausiliatrice e poi le due carreggiate si fondevano senza più spartitraffico ma mantenendo una larghezza da boulevard fino al ponte della ferrovia, alla Stazione FS Tuscolana, da qui la via riprendeva dimensioni normali e cittadine
Non era una consolare ma una via scorrevole.
Nulla faceva presagire che sarebbe stata ridotta ad una via non consolare e non scorrevole
La Tuscolana fin dall’origine procede in salita da Piazza Asti all’ incrocio con via dell’Arco di Travertino, poi prosegue con un falsopiano fino alla discesa del Quadraro, una discesa ripida che lascia a sinistra il Quadraro e a destra il Quadraretto.
Poi la via infelice prosegue in piano per chilometri fino oltre il GRA dove ricomincia a salire per Frascati.
Dal Quadraro a Subaugusta si estende l’immenso quartiere Tuscolano-Cinecittà costruito dai cartelli dei palazzinari negli anni 50 e 60. In alcune scene di “Fantasmi a Roma” (1961) si vede quanto già costruito e in costruzione il tutto presentato dal fantasma Giovanni Battista Villari (Gassman).
I palazzoni di otto piani affrontati e continui con i piani bassi che non vedono mai il sole, una delle più alte densità abitative della città (forse la più alta) con una viabilità con strade a doppia carreggiata parallele a destra e a sinistra della Tuscolana.
Tutte le strade hanno incroci ad angolo retto tipo accampamento romano e sono tutti regolati da semafori.
Andando verso Frascati a destra, improvvisamente i palazzoni di otto piani si trasformano in palazzine a quattro piani, non per pentimento dei palazzinari ma solo perché si è entrati nel cono di atterraggio dell’aeroporto di Ciampino e si vola sul Parco degli Acquedotti.
Una via senza pace spesso percorsa da grandi camion gialli scortati da quattro-cinque suv dei carabinieri molto armati che corrono a sirene spiegate dalla nuova sede della Banca d’Italia in fondo alla distesa di Tor Vergata fino alla vecchia sede, ancora operativa, di via Tuscolana .
La via, per tanto tempo, ha visto scorrere milioni di auto, oggi vede le stesse auto immobili a passo d’uomo in una interminabile fila senza soluzione di continuità da Piazza S.Maria Ausiliatrice all’ Arco di Travertino, e poi fino a Subaugusta.
Infatti la realizzazione della Pista ciclabile e dei parcheggi laterali alla pista ha ridotto la sezione stradale ad un vicolo per senso di marcia, ci può procedere un solo veicolo e non si capisce con quale coerenza con le norme della sicurezza
Ma l’aspetto grave è rappresentato dal perché si produce l’ingorgo diffuso e permanente.
Procedendo verso l’esterno, dopo il tratto boulevard che nonostante la pista ciclabile è rimasto ampio e scorrevole, (infatti vi procedono due – tre file di veicoli ) si arriva a Piazza S.Maria Ausiliatrice (altezza del civico 388), subito dopo alla fine della piazza c’è un semaforo e dopo il semaforo la strada si restringe improvvisamente e clamorosamente alle dimensioni di un vicolo per la presenza della pista e delle auto parcheggiate nei parcheggi lineari previsti ( “progettati” (!)) al lato della stessa.
L’effetto collo di bottiglia crea un ingorgo che in certi giorni blocca anche il semaforo precedente.
Le auto che riescono ad immettersi nel “vicolo Tuscolano” arrivano al successivo semaforo, all’incrocio con via delle Cave sotto la scuola G. Gaglieno.
Al semaforo c’è lo spazio per disporsi su due file ma al semaforo verde non solo i veicoli delle due file ma anche le altre due file provenienti, sulla destra, da Via delle Cave cercano di immettersi in quello che è stato ridotto a vicolo e qui accade di tutto: lotte carrozzeria a carrozzeria, fanale a fanale e ruota a ruota tra i veicoli a distanza di pochi centimetri, concerti di clacson, sgassate inutili fatte per marcare il territorio, frizioni che si surriscaldano; chi non accetta la sfida agira e passa direttamente a velocità dentro il benzinaio che è all’angolo per tagliare la coda e presentarsi in vantaggio al nuovo collo di bottiglia.
Gli alunni dalle finestre della scuola Gaglieno vedono e sentono un bell’esempio di educazione stradale e civica.
Si va avanti in fila fino al semaforo tra la via Tuscolana e via Dell’Arco di Travertino dove ci si dispone in 5 file, due per girare a sinistra su via di Porta Furba e tre per proseguire diritti.
Le tre file al verde del semaforo appena attraversato l’incrocio si trovano a dover entrare nella stessa sezione di vicolo e l’ingorgo che si crea occupa quasi stabilmente l’incrocio.
Poi di nuovo in fila indiana fino al curvone davanti alle mura e all’acquedotto, al lato dell’Arco di Sisto V, che si supera e si scende verso la Tuscolana di pianura ma anche qui la pista e il parcheggio previsto a lato e la doppia fila sulla pista e i parcheggi previsti hanno ridotto la sezione e rallentato la circolazione, sarà così fino a Subaugusta. In direzione opposta verso il Centro città ci sono gli stessi colli di bottiglia, rallentamenti e ingorghi.
Se per sfortuna vi trovaste a passare mentre un camion dell’AMA è giudiziosamente intento alla raccolta, cambiate i programmi per il resto della giornata.
Se dietro il vostro veicolo cominciate a sentire la sirena di un’ambulanza, della polizia, dei vigili del fuoco o di qualunque emergenza, non essendo possibili i sorpassi o solo semplicemente accostarsi, per dare strada e precedenza, potete scegliere , come fanno tutti, tra incastrarsi nei passi carrabili, girare nelle strade che si incrociano anche andando contromano, imboccare i cancelli dei cortili, voltare negli attraversamenti e nei torno indietro com minuti che si perdono alla faccia dell’emergenza
La questione non è solo della pista ciclabile inutilizzata ma soprattutto dei parcheggi che sono stati previsti al lato della pista.
Bisogna considerare che il sedime del tram nello spartitraffico, al momento della dismissione fu trasformato in parcheggi che divennero di fatto pertinenziali per i residenti lungo la Via.
Parcheggi a rotazione inesistente, con una grave disparità di trattamento, quelli realizzati sul sedime di via Tuscolana e via delle Cave sono gratis mentre quelli realizzati sul sedime di via Appia sono a pagamento.
Allora tutta la storia del parcheggi si poteva considerare al momento della “progettazione” della pista sulla via Tuscolana e la eliminazione dei parcheggi laterali avrebbe ridotto le criticità anche in presenza della pista.
Ma i feroci “educatori” degli automobilisti in movimento quando si parla di eliminare o solo ridurre i parcheggi si trasformano in agnellini pazienti e disponibili.
C’era un tratto dove la realizzazione della pista, dal curvone a destra sotto le mura e l’acquedotto e fino al curvone a sinistra per passare sotto il fornice e imboccare la discesa, non interferiva con la circolazione per l’assenza, appunto, dei parcheggi laterali, questa doveva essere una situazione insopportabile per il pool di ingegneri e ingegni che ha in odio la via Tuscolana, cosi alla fine del tratto scorrevole sul curvone a sinistra hanno appena realizzato un marciapiede di fronte a via Demetriade dove non si è visto mai passare un pedone con una nuova continuità della pista, risultato: la curva da angolo retto è diventata ad angolo acuto e non c’è più il collo di bottiglia ma il collo di provetta.
Per gli abitanti dell’ex X Municipio e per quelli che sono residenti nei comuni limitrofi esterni, per fare 8 km i tempi di percorrenza sono triplicati.
Questo ha prodotto il diffondersi della “sindrome Tuscolana”, che consiste in un riflesso incontrollabile, appena in vista della Tuscolana, il conducente del veicolo si ingegna in modo irrefrenabile a cercare una scorciatoia per evitare quei maledetti chilometri così le auto e il traffico si diffondono dentro i quartieri da Torpignattara all’Appio.
Il Municipio VII soffre da tempo di uno stato di letargia bipartisan, dovrebbe essere l’Amministrazione centrale ad organizzare dei walkshop ripetuti e stagionali con i progettisti, dirigenti e consulenti, per studiare gli effetti reali del loro lavoro coltivando l’umiltà di considerare gli errori e i cambiamenti necessari.
L’immenso quartiere Tuscolano-Cinecittà ha più abitanti di una città della provincia italiana e una sola via di uscita (la Tuscolana) verso il centro oltre alla metro A.
Tra traffico locale e traffico di attraversamento le due vie sono diventate insufficienti.
Per questo sono fondamentali le stazioni sulla ferrovia (servizi FR6,FR4,) all’altezza di via Cartagine alle case dell’architetto Libera che sarebbe competitiva anche con la stazione metro A di Lucio Sestio perché in otto minuti si arriverebbe a Termini senza i tempi di risalita della metro o un nodo di scambio treno-metro A alla stazione metro di Porta Furba-Quadraro.
Il Municipio VII, il più popoloso con 311.416 abitanti è lambito e attraversato da binari metropolitani e urbani (FR6-FR4-FR7) non è riuscito a conquistare accessibilità con stazioni e fermate verso la rete ferroviaria come ad esempio nel caso dello Statuario.
Il Municipio VII, nei parchi e nei quartieri rischia di essere attraversato dalla canalizzazione dei treni merci.
Tornando al conducente sfinito in fila (che nonostante la colpa di usare l’auto è un votante) si potrebbero eliminare i parcheggi laterali, questo migliorerebbe la situazione della circolazione e le piste per quanto sono inutilizzate potrebbero essere segnalate sufficientemente da paletti di plastica con catarifrangenti come avviene in Europa, mentre nella Tuscolana di pianura le piste potrebbero essere spostate nella viabilità a doppia carreggiata parallele alla via Tuscolana.
Se non fossero assunte decisioni, immediate e di prospettiva, non rimarrà che cambiare la toponomastica e chiamare la via Tuscolana per come veramente è stata ridotta: vicolo Tuscolano.