Turni massacranti, ferie fantasma e cronotachigrafi a singhiozzo: FAST-Confsal lo denuncia da anni. Le regole esistono — Reg. 561, AETR e legge 120/2010 — servono applicazione, trasparenza e sicurezza. Gli altri rincorrono.
Nel trasporto pubblico locale c’è chi parla e chi fa finta. La FAST-Confsal appartiene alla prima categoria: da tempo denuncia ciò che molti preferivano non vedere. Turni misti cuciti come camicie di forza, tempi di guida e riposo calpestati, regole europee ridotte a burocrazia folcloristica. Il risultato? Autisti spremuti, sicurezza stradale messa al tavolo del poker, utenti trattati da comparse.
Qui non siamo alle opinioni: parliamo di norme precise. Il Regolamento 561/2006 sui tempi di guida e riposo non è un suggerimento. Il cronotachigrafo non è un amuleto: va usato, i dati vanno scaricati e conservati, non quando capita. I turni con tratte sopra i 50 chilometri non sono “quasi extraurbani”: sono extraurbani e si applicano le regole, punto. La FAST-Confsal lo ripete da mesi, carte alla mano.
Poi c’è il capitolo “ferie fantasma”: quattro settimane minime? Sulla carta. In busta paga, spesso, mancano perfino i calendari presenze per capire quante ore si è lavorato davvero. E lo straordinario? Elastico come un chewing gum, finché la sicurezza si spezza. Visite mediche fuori orario? Devono essere retribuite: ci vuole il dizionario o basta il codice?
Nel frattempo, qualcuno, improvvisamente folgorato sulla via del cronotachigrafo, scopre che esistono nuove scadenze, patenti anticipate, sanzioni rimodulate. Benissimo. Ma è come lucidare le cromature mentre il motore fuma. Le regole fondamentali — riposi, turni, ferie, trasparenza in busta — sono il cuore del problema. Chi oggi si accorge del dettaglio tecnico dopo anni di silenzi somiglia a chi rincorre l’autobus dopo averlo lasciato partire: spettacolo, non servizio.
La FAST-Confsal fa un’altra cosa: chiede applicazione rigorosa delle norme, formazione vera, organizzazione dei turni che metta al centro salute e sicurezza, e documenti di lavoro chiari come il vetro. Perché qui non si gioca con le pedine ma con persone che portano a scuola i nostri figli e al lavoro il Paese.
C’è di più. Quando il mezzo non monta il cronotachigrafo non scatta il “liberi tutti”: vale l’accordo internazionale AETR, che impone documenti di marcia in ordine, orari tracciabili e responsabilità definite. Tracciabilità significa sicurezza, per chi guida e per chi sale a bordo. E sulle violazioni non si filosofeggia: dal 2010 la legge 120 ha irrobustito gli articoli 174, 178, 179 e 180 del Codice della Strada. Tempi, riposi, controlli e documenti sono obblighi: se saltano, arrivano multe pesanti e si aprono responsabilità per aziende e dirigenti. Altro che cavilli.
Meno comunicati consolatori, più rispetto delle regole. Chi ha tradito la fiducia dei lavoratori con anni di prudenza complice oggi prova a rifarsi il trucco. Ma la faccia resta la stessa. La FAST-Confsal, piaccia o no, l’ha detto prima e meglio: senza riposi veri, ferie vere e controllo vero, il TPL non è un servizio pubblico. È una lotteria. E abbiamo già perso abbastanza.