Il doppio ruolo del manager milanese apre interrogativi su opportunità, concorrenza e trasparenza. Roma ha bisogno di discontinuità, non di subarternità
In un articolo molto riuscito di Alessandro Trocino su “Il Corriere della Sera” di venerdi 1 agosto u.s. che trattava le diverse percezioni di Roma e Milano, si riportavano una serie di giudizi su Roma espressi nel tempo e che sono causa ed effetto di opinioni precostituite e stereotipate semplificate e generalizzate sulla Capitale.
“L’orientale rilassatezza di Roma” (Libero Bigiaretti)
“E’ come un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna” (Joyce)
“Una città grande e magnifica né sassi e piccolissima nelle teste umane che vi abitano” (Pietro Verri)
“Questa città brigantesca e saccheggiatrice che attira come una puttana e attacca ai suoi amanti la sifilide dell’archeologismo cronico è il simbolo sfacciato e pericoloso di tutto quello che ostacola in Italia il sorgere di una mentalità nuova” (Giovanni Papini)
“La città parassitaria di affittacamere, di lustrascarpe, di prostitute, di preti e di burocrati Roma è il focolare d’infezione della vita politica nazionale, è un’enorme città vampiro che succhia il miglior sangue della nazione” (Mussolini).
Il confronto e la contrapposizione a tutti i livelli tra Roma e Milano con la legge sui poteri di Roma Capitale (e il nuovo status previsto per la Capitale) finisce o dovrebbe finire.
Lo scenario in movimento rende ancora più inopportuna e oggetto di verifica da parte delle Autorità e di ANAC di una situazione che si è determinata recentemente nel Consiglio di Amministrazione di Atac dove è stato nominato come componente l’Amministratore Delegato di ATM Milano che peraltro era stato (fino a poche settimane fa) Direttore Generale di Atac.
Una verifica in base a quanto stabilito dal Decreto Legislativo n.39/2013 e dal Decreto Legislativo n.30 marzo/2001 n.165, se non condotta è auspicabile.
Al di là della inconferibilità e incompatibilità da accertare, c’è una macroscopica questione di opportunità che non è secondaria ma prioritaria.
Nell’attuale scenario normativo del Tasporto Pubblico Locale, ATM ed ATAC potrebbero essere concorrenti (e lo sono).
Perché gli interessi delle due Società si divaricano in sede di rapporti con il MIT, ad esempio per la ripartizione del Fondo Nazionale Trasporti, perché nel lavoro di lobby che le società hanno svolto e svolgono sono state di fatto concorrenti nel recinto normativo del Trasporto Pubblico Locale.
Una concorrenza fatta di relazioni, rapporti, agganci, presenze, manovre, sottosegretariato politico, in difesa e consolidamento delle proprie posizioni.
La situazione di Atac, nella fase attuale, necessita di rispondere a quanto sollevato da AGCM e ART e per questo deve strutturare una strategia, quale sarà il ruolo dell’AD di ATM nel CdA di Atac in questa delicatissima fase? Consigliere che probabilmente si troverà a dover decidere su provvedimenti assunti in veste di Direttore Generale
Su quali decisioni influirà o si dovrà astenere? Si tenga conto che al di là dell’organo collegiale, è l’unico componente del Consiglio di Amministrazione con lunga esperienza operativa nel TPL, è l’unico che conosce, in modo aggiornato, la storia e l’esatto posizionamento delle Società del TPL e considerando che lo stesso è andato a ricoprire la carica di Vicepresidente di AGENS (con la casacca ATM).
Il 18 marzo 2025 nel numero 469 di Mp si scriveva:
“ L’ATM di Milano ha 9.516 dipendenti, l’ATAC 10. 531, il patrimonio netto in mln di € di Milano è 1.091,4 € quello di Atac 493,8 €.
La produzione in mgl di bus-km di ATM è 47.003 quella di Atac 89.081; i ricavi delle vendite in mln di ATM è 772,4 €, quelli di Atac 778,4 €; ATM è in utile in mgl per 256 €, Atac in perdita per 50.828€.
Una società di consulenza (Basco&T Consulting) ha sviluppato e presentato un’analisi comparativa tra il prezzo di un menù Big Mac e le tariffe del trasporto pubblico arrivando a calcolare il Big Mac Mobiliti
Index (BMMI) che è uguale al costo del biglietto di corsa semplice fratto il costo del menu Big Mac, un modo per rappresentare il costo del trasporto pubblico in rapporto al costo della vita: indice basso trasporto economico, indice alto trasporto oneroso. L’indice di Milano è 0,22, l’indice di Roma è 0,17 (Berlino 0,33, Londra 0,35, Parigi 0,16). La stessa società ha analizzato le segnalazioni, recensioni e commenti provenienti dai social media con un modello di IA che ha classificati in due categorie: “sentiment positivo e sentiment negativo. Milano ha il 65-70% di sentiment positivo e il 30-35% di sentiment negativo, Roma ha il 25-30 % di sentiment positivo e il 70-75% di sentiment negativo.”
E ancora nello stesso articolo: “ Poi capita di leggere la “Relazione sullo stato di attuazione dei Contratti di Programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e RFI SpA Contratto di Programma 2022-2026.
Parte servizi e Contratto di Programma 2022-2026 parte investimenti” alla tabella “Ripartizione regionale della destinazione delle nuove risorse contrattualizzate nell’aggiornamento 2023 del CdP 2022-2026” si legge: Lombardia nuove risorse (milioni di euro) 501,86, valore normalizzato 564,55; Lazio nuove risorse 34,32, valore normalizzato -459,34 (meno).
Nella relazione sono spiegate in modo dettagliato le ragioni delle cifre e il perché dei più e dei meno.”
Questo per dare un quadro di come sono posizionate Roma e Milano e un’idea di come la situazione che si è creata risulti sicuramente inopportuna.
Giustificare la scelta come “necessità di continuità” non convince, l’Atac avrebbe un grande bisogno di discontinuità e ci sono tante professionalità giovani e romane (di trentenni-quarantenni) che sarebbero in grado di operare in tal senso.
Non convincono le necessità connesse al Consorzio “RoMiNa” (Roma-Milano-Napoli), la storia del Consorzio è legata al PNRR e porta direttamente al mentore/sponsor dell’AD di ATM.
Finito il PNRR la storia andrebbe riesaminata perché nelle nuove e diverse situazioni economiche e di finanziamento che si ripercuoteranno nel settore del Trasporto Locale un aggiornamento si renderà necessario e utile per l’ Atac.
Non sono in discussione i titoli dell’AD di ATM, è molto in discussione il grave deficit di visione strategica e programmatoria delle decisioni assunte sulla mobilità a Roma.
Sembra che le ragioni di chi ha proposto la “nomina” siano in continuità con chi ha pensato e pensa che questa forma di subalternità conclamata di Atac ad ATM sia una via di uscita dalla crisi e leva per il risanamento.
Negli ultimi 10 anni ci sono stati vari episodi, uno emblematico fu la richiesta di “tutoraggio” di ATM per risolvere la situazione delle metro di Roma nella quale fu coinvolto anche il Ministero.
Dimostrando, con la richiesta, di non conoscere la operatività delle due aziende e con il retropensiero che in Atac ci sia incapacità endemica.
Chi lavora bene quando tutto va bene (ATM) non è detto che sappia operare in una condizione di perenne criticità (ATAC) e infatti il tutoraggio cessò di tutoraggiare.
A Roma le competenze tecniche ci sono e sono qualificate, sono cresciute nelle crisi quotidiane tra mille grandi difficoltà (altro che le frenate improvvise delle metro ATM), dovrebbero essere rispettate, valorizzate, liberate dall’invadenza della politica e dalla rete di imballaggio sindacale.
A meno che la nomina dell’AD di ATM nel CdA di Atac non sia una operazione funzionale a favorire il mantenimento dell’in house con un cartello di facilitazione della resistenza per respingere e/o aggirare le argomentazioni e le richieste ad Atac promosse da AGCM e ART.
Cioè l’AD di ATM nel CdA di Atac in funzione di una specie di arco sbatacchio tra le due realtà per tenerle e sostenerle (fino a quando?).
Questo sarà molto difficile, alcuni sostengono che sarà più facile che ATM “mangi” i pezzi pregiati di Atac perché il protagonismo e le ambizioni di ATM Milano sono conosciute e pubblicizzate dalla stessa Società.
E’ l’Amministrazione Comunale di Roma che deve spiegare con argomenti solidi, precisi e dettagliati il perché della scelta e della nomina e non dicano cose del tipo che l’AD di ATM è “il nipote di Mubarak”.