NOI AUTISTI DI VIA CANDONI: OGNI GIORNO AL LAVORO CON LA PAURA

Nel cuore di Roma, gli autisti dell’Atac vivono ogni turno come una trincea. La città li ignora, la paura li accompagna.


Ogni mattina, quando salgo sul mio autobus alla rimessa di Via Candoni, non so mai se tornerò a casa sano e salvo. Non è una frase fatta, né un’esagerazione. È la realtà quotidiana che io e i miei colleghi viviamo da troppo tempo, tra sassaiole, aggressioni verbali e fisiche, atti di vandalismo e un silenzio assordante da parte delle istituzioni.

Negli ultimi mesi, la situazione è precipitata. I nostri mezzi vengono presi di mira con una frequenza allarmante: vetri infranti da pietre lanciate da sconosciuti, carrozzerie danneggiate, e in alcuni casi, passeggeri terrorizzati. Ma il peggio è la sensazione costante di essere soli. Ogni volta che denunciamo, ogni volta che chiediamo maggiore sicurezza, ci sentiamo come voci nel deserto. Le promesse si susseguono, ma i fatti latitano.

Lavorare in queste condizioni significa convivere con l’ansia. Ogni fermata può diventare un potenziale pericolo. Ogni turno serale è un salto nel buio. Eppure, continuiamo a fare il nostro dovere, perché sappiamo quanto sia importante il nostro servizio per la città. Ma a quale prezzo?

Ci sentiamo abbandonati. Dove sono le istituzioni? Dove sono le forze dell’ordine quando servono davvero? Non chiediamo privilegi, chiediamo solo di poter lavorare in sicurezza, come ogni cittadino dovrebbe poter fare. Non vogliamo diventare l’ennesimo caso di cronaca nera, l’ennesimo nome su un trafiletto di giornale.

La paura più grande è che prima o poi succeda qualcosa di irreparabile. Che un collega venga ferito gravemente, o peggio. E allora, forse, qualcuno si accorgerà di noi. Ma sarà troppo tardi.

Noi autisti della rimessa di Magliana non vogliamo eroi, vogliamo protezione. Vogliamo che il nostro grido d’allarme venga ascoltato, prima che la paura si trasformi in tragedia.

Andrea Lucidi – Autista Atac della rimessa di Magliana

Categoria: Punti di vista

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Article by: Andrea Lucidi