FUORI ORARIO – FIRENZE: LA SFIDA DELLAVORATORI NOTTURNI

Evento finale della campagna TRA.IN-S – Firenze, 27 novembre 2025


C’è una frase, tra le molte che attraversano l’aula gremita del convegno Fuori Orario, che vibra come una sentenza e come un monito genealogico: «In Italia si spende più in lacrime che in soldi». A pronunciarla è il Presidente More Safe Giovanni Luciano, aprendo i lavori del terzo e ultimo appuntamento della campagna TRA.IN-S, organizzata dal sindacato autonomo FAST-Confsal. È un enunciato che somiglia a un dispositivo di verità: ricorda l’antico meccanismo nazionale che attende la catastrofe per riconoscere ciò che si sarebbe potuto salvare con un investimento minimo, un’attenzione più vigile, una politica della cura preventiva. Da anni – denuncia Luciano – l’Italia ha smesso di investire davvero nella sicurezza. E i costi, inevitabilmente, si pagano nella carne viva dei corpi che lavorano.

A coordinare i lavori è Sabrina Mancini, della segreteria nazionale FAST-Confsal, che conduce il dibattito con un equilibrio che unisce fermezza e misura, quasi esercitasse la delicatezza necessaria a mantenere insieme voci diverse all’interno di un medesimo campo di forze.

Il dottor Ennio Savino ricorda ciò che ogni lavoratore notturno conosce sulla propria pelle: i ritmi biologici non sono opinioni, né variabili negoziabili. Le turnazioni – e ancor più le notti – erodono la vita sociale, frantumano la fisiologia, riscrivono perfino il rapporto che ciascuno intrattiene con sé stesso. Sono come micro-discipline che agiscono silenziosamente sui corpi. Le soluzioni, dice Savino, esistono: micropause, sorveglianza sanitaria, visite programmate, supporto psicologico. Soluzioni possibili e già note, purché qualcuno decida finalmente di attivarle, di trasformarle da sapere tecnico a prassi reale.

Il professor avvocato Domenico Mezzacapo amplia lo sguardo verso la cornice normativa: la legge 66/2003 – osserva – porta in sé un’elasticità che può rivelarsi virtù o distorsione. La contrattazione collettiva può incidere su molto: calcolo delle 30 ore per 80 giornate, divieti, riduzioni orarie, modalità, condizioni. Ma serve un ripensamento radicale dei criteri di rappresentatività. «Il sindacato autonomo – afferma – non può più essere definito sindacato pirata. Ha acquisito credibilità al pari, se non oltre, quella dei confederati». Occorre una legislazione che non limiti la libertà sindacale, ma la renda efficace, capace di incentivare – e non comprimere – la contrattazione. Una legislazione che non abbia paura della molteplicità, ma che sappia governarla.

Alla domanda della coordinatrice, il dottor Fabrizio Molina analizza lo stato della contrattazione nel trasporto: per innovare, dice, bisogna «superare un modello che ci trasciniamo dal 1910». È come liberarsi da un dispositivo antico, un meccanismo che continua a produrre effetti anche quando il mondo è cambiato radicalmente. Servono fiducia reciproca, sinergie autentiche tra imprese e parti sociali, e soprattutto consapevolezza della crisi demografica: reperire figure professionali diventa ogni anno più difficile. Senza una visione comune – avverte Molina – il sistema collassa. Sicurezza, qualità del lavoro e coperture economiche devono avanzare insieme, come elementi inseparabili dello stesso regime di funzionamento. «Smettiamola di lavorare in comparti separati», ammonisce. «Serve una nuova etica delle relazioni».

L’onorevole Chiara Tenerini definisce il tema «profondamente umano». La qualità di vita dei lavoratori notturni è un barometro della qualità del Paese stesso: ciò che accade ai corpi che lavorano di notte restituisce l’immagine nuda delle priorità collettive. Occorre un modello sociale che fondi la corresponsabilità in senso orizzontale, non soltanto verticale. La sola norma non basta: i contratti collettivi vanno incentivati, anche attraverso defiscalizzazioni e sostegni mirati. «Serve entrare in una ragioneria del futuro», dice, «dove il costo della prevenzione non ricada solo sull’azienda, ma su tutte le parti coinvolte». Un nuovo regime di responsabilità condivisa.

Il dottor Saverio Lopes affronta il tema dell’uniformità regolatoria. Troppe norme di secondo livello, troppe discrepanze, troppo pochi controlli. La sfida imminente di FS, sostiene, è quella dell’agente unico. Ma avverte: serve prevenzione, non inseguimento degli eventi. Occorre un sistema di relazioni industriali capace di anticipare il futuro, non di rincorrerlo. La governamentalità del lavoro, per essere reale, deve essere lungimirante.

L’onorevole Giulio Cesare Sottanelli conferma con decisione: la normativa sulla sicurezza è ferma al 2000, mentre la tecnologia ha compiuto un salto di un quarto di secolo. Occorre aggiornare, investire, modernizzare. Serve una proposta di legge costruita con le organizzazioni sindacali, per ristabilire un equilibrio tra imprese e lavoratori che tenga conto della nuova realtà tecnica, organizzativa e umana.

Il dottor Massimiliano Catalani porta un esempio concreto: uno strumento informatico già adottato in ELIOR, capace di rendere più flessibile l’organizzazione dei turni e migliorarne le condizioni senza costi aggiuntivi. È la prova tangibile che le soluzioni esistono: ciò che manca, semmai, è la volontà di adottarle. Il potere di innovare non è mai neutrale: occorre esercitarlo.

L’intervento del segretario confederale Angelo Raffaele Margiotta segna uno dei momenti centrali della giornata. Con tono fermo e diretto chiarisce che il sindacato deve tornare a essere un ponte – non un ostacolo – tra lavoro e politica. Parla di “fragilità indotta”, la condizione in cui i lavoratori notturni e turnisti vengono spinti da modelli organizzativi che non li difendono ma li espongono. FAST Confsal – spiega – sta lavorando con INAIL su percorsi formativi legati allo stress lavoro-correlato e si prepara a presentare un Patto per la Fragilità e un nuovo protocollo operativo che renda reale il “ragionevole accomodamento” dei turni e dei luoghi di lavoro.

Ma il cuore del suo intervento è la contrattazione collettiva. Margiotta non sfuma le parole:
«La rappresentatività non deve essere un fine, casomai un mezzo».

Il sindacato – sostiene – deve sfidare le grandi centrali offrendo contratti migliori, qualitativamente superiori, reintroducendo tutele universali per il lavoratore in quanto individuo, non per la sola mansione ricoperta. È una proposta che rovescia il paradigma tradizionale e traccia la possibilità di un futuro più equo, più attento alla persona che al ruolo.

Le conclusioni del segretario Generale FAST-Confsal, Pietro Serbassi, offrono la sintesi più nitida della giornata. La campagna TRA.IN-S nasce come risposta al tragico incidente di Prato del 2021, dove una giovane donna, L.D., perse la vita in una conceria. Se le morti rappresentano la ferita immediata, le invalidità – ricorda Serbassi – sono «il peso chegrava più a lungo», l’ombra che continua ad agire sui corpi e sulle biografie.

Il percorso ha attraversato tre tappe: Bologna, Roma e oggi Firenze, dove ogni tema è stato raccolto e approfondito. Per comprendere davvero un fenomeno, dice Serbassi, occorre lavorare tanto sul contratto quanto sulla legge. Alcune norme vanno aggiornate; il DVR va rivisto; le aziende devono comunicare con le RLS; il sindacato deve poter entrare, non essere respinto. È questione di trasparenza, di accesso, di potere condiviso.

Rispondendo alle osservazioni del dottor Lopes sull’agente unico, Serbassi scandisce:
«L’agente unico non significa l’agente solo».
E sulle nuove tecnologie ferroviarie, che qualcuno prevede condurranno a treni senza conducenti, replica secco:
«Le norme si fanno quando le tecnologie sono attuate e non previste».

Poi l’affondo più politico e più umano:
«I risparmi non si fanno sulle spalle dei lavoratori. Il guadagno non si fa sul loro sfruttamento».
Invoca il ritorno di alcune categorie – come i macchinisti – tra i lavori usuranti e propone parametri pensionistici più adeguati, come riportare a 58 anni l’età ragionevole per alcune professioni. L’attenzione, insiste, deve restare alta non solo sulle morti, ma sui sistemi che generano invalidità.

Il convegno di Firenze segna la fine del percorso per questo 2025, non della battaglia. La notte non può essere abolita, ma può essere resa meno ostile per chi vi lavora. La sfida, ora, è trasformare queste parole – molte, necessarie, urgenti – in azioni concrete.
E, per dirla con Luciano, investire finalmente in soldi prima che in lacrime.

Categoria: Attualità

Tags:

Article by: Antonella Multari