PAROLE MANOMESSE, PAROLE SVUOTATE, PAROLE SENZA PASSATO.

Gianrico Carofiglio ha scritto libri sulla manomissione delle parole e la precisione delle stesse: “Le parole possono chiarire o confondere, costruire realtà condivise o generare illusioni tossiche”.

Nella mobilità e trasporti, e in particolare a Roma, si è tornati a scrivere libri con una proliferazione caotica e contraddittoria di contenuti e proposte, usando alcune parole, sempre le stesse, di trent’anni fa: “rivoluzione”, “tesoro”, “rigenerazione”, “cura”, “ferro”.

Dopo trent’anni queste parole non hanno più implicazioni e potere di metafora, risultano svuotate tanto da non riuscire a sostenere una qualsiasi proposta e ad essere credibili.

Come consiglia Carofiglio si dovrebbe dare il nome giusto alle cose e ai propositi perché le parole non sono mai neutre ci sono quelle che mistificano e quelle che illuminano.

Parole come rivoluzione, tesoro, rigenerazione, cura e ferro per chi intende occuparsi di mobilità e trasporti sono :  parole importanti ma se non si traducono in esperienze che possiamo riconoscere rischiano di restare sospese, indefinite e proprio per questo manipolabili” (“Con parole precise” cap 8 “Scrivere per dare vita alle idee”pag.133)

Una considerazione valida per tante parole e in diversi campi di attività.

Negli ultimi 25 anni a Roma nei trasporti su ferro non c’è stata nessuna rivoluzione, i trasporti non hanno prodotto rigenerazioni, non c’è stata cura, il ferro dopo il periodo 1993-2000 non è stato più oggetto di sviluppo e il tesoro è ancora nascosto.

Giustamente l’ex Vice Sindaco e Assessore alla Mobilità di Roma Walter Tocci non chiede le royalty a chi ancora si attarda ad usare parole che furono inventate da lui come: “la cura del ferro” o “il tesoro nascosto” che quando, 40 anni fa, furono pronunciate la prima volta ad una conferenza di Partito ebbero sulla platea e nella città un effetto metaforico e mobilitante straordinario, allargarono la comprensione, dischiusero uno scenario nuovo, rappresentarono soluzioni.

Oggi non hanno più effetto ed effetti, sono consolatorie una specie di coperta di Linus per mancati protagonisti, occasioni per reduci, consumati modi di dire declassati dalla realtà e dalla storia metroferroviaria egli ultimi 40 anni.

Si continua a prospettare l’avvento di cose straordinarie e intanto a Roma sull’esistente metroferroviario si è abbattuto il deficit patologico cumulato dalla mancata  manutenzione che ha compromesso la qualità del servizio.

Nel settore della mobilità l’efficacia delle parole dipende anche da chi le pronuncia o scrive e soprattutto dalla finalità vera per le quali si collezionano e presentano.

A Roma non servono collezioni ma l’individuazione di interventi e investimenti precisi per priorità concatenate in una logica di rete, un gradualismo pragmatico e coerente.

Si consumerà rapidamente l’ennesimo tentativo di costruire relazioni e rapporti sui binari più che binari, sempre con la più totale sottovalutazione delle innovazioni tecnologiche dei mezzi e delle infrastrutture.

Parole vecchie, manomissioni nuove e finalizzazioni nuove ma, come si dice, la musica non cambia perché tromboni, trombe, e pifferi non fanno orchestra e nemmeno banda.

“Complicare è facile semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole…….Tutti sono capaci di complicare.Pochi sono capaci di semplificare….”

Un memo per essere essenziali e concreti.

Un vecchio ingegnere raccontava una sequenza del film Filadelfia (1993), quella in ospedale dove l’avvocato morente interpretato da Tom Hanks chiede all’avvocato suo difensore e vincitore Denzel Washington: “Cosa sono cinque avvocati incatenati sotto l’Oceano?”. Washington non sa rispondere e allora Hanks dice: “Un buon inizio”. E poi quell’ingegnere aggiungeva: “Cosa sono cinque architetti e cinque ingegneri incatenati sotto il Tirreno?”. Facendo cenno di non sapere l’ingegnere continuava: “Un inutile risparmio”.

Categoria: Interventi

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Article by: Enrico Sciarra