FS LOGISTIX, LA PROVA DELLA MATURITÀ: MODERNIZZARE SENZA SMARRIRE IL LAVORO

Il piano strategico del Gruppo FS ridisegna il trasporto merci tra Europa, riorganizzazione industriale e nuove sfide di governance. Per FAST-Confsal il cambiamento è necessario, ma va guidato con trasparenza, sicurezza e responsabilità sociale.


Il cambiamento in FS Logistix è ormai un fatto. Non annunciato, non evocato, ma in corso. E proprio per questo, oggi più che mai, pone una questione che precede ogni giudizio ideologico: come governare una trasformazione industriale di grande portata senza smarrire il lavoro come asse portante del sistema.

Il confronto recente tra vertici aziendali e rappresentanze dei lavoratori ha consentito di ricostruire con maggiore chiarezza il perimetro del Piano Strategico 2025–2029 e della riorganizzazione del comparto merci del Gruppo FS. Un processo che si colloca tra i più rilevanti degli ultimi decenni, non solo per dimensioni, ma per ambizione: ridefinire il ruolo del trasporto ferroviario merci italiano in un mercato europeo sempre più competitivo, in una fase storica segnata da cantieri infrastrutturali diffusi e da una pressione crescente sulla capacità della rete.

L’impianto del piano è stato confermato. Verticalizzazione delle attività, superamento delle duplicazioni societarie, semplificazione degli assetti e posizionamento europeo rappresentano le direttrici di un disegno che punta a costruire un sistema logistico integrato, con tutte le nuove società aventi sede in Italia e operatività continentale. Le operazioni già avviate, dall’ingresso nel terminal di Anversa al rafforzamento delle relazioni internazionali, indicano una strategia che guarda oltre i confini nazionali e tenta di sottrarre il trasporto merci su ferro alla marginalità cui è stato troppo spesso relegato.

Ma è sul terreno del lavoro che il piano misura la propria credibilità. La riorganizzazione in più società, la ridefinizione delle filiere di business, la costituzione di una RoSCo interna per la gestione del materiale rotabile e delle officine non sono scelte neutre. Sono decisioni che incidono sulle persone, sulle competenze, sulle condizioni di lavoro e, in ultima analisi, sulla sicurezza del sistema. La posizione sindacale espressa nel confronto è stata netta: nessun peggioramento economico o normativo per i lavoratori, pieno rispetto delle regole nei passaggi societari e confronto preventivo reale, non formale, su perimetri e tempi della riorganizzazione.

In questo quadro, FAST-Confsal ha posto con particolare forza una questione che segna una discontinuità culturale nel dibattito industriale: la necessità di certificare e rendicontare i bilanci ESG di FS Logistix. Non come esercizio reputazionale, ma come strumento di governo. Per un gruppo a partecipazione pubblica, la sostenibilità ambientale, sociale e di governance non può restare confinata alle dichiarazioni d’intenti. Deve tradursi in dati verificabili, in responsabilità chiare, in trasparenza sulle scelte industriali e in una misurazione effettiva dell’impatto sul lavoro, sulla sicurezza e sulla catena degli appalti.

È qui che emerge una linea di confine significativa. Il mercato, nella visione di FAST-Confsal, non è un feticcio da respingere né un dogma da accettare senza condizioni. Può essere una leva utile solo se orientato alla qualità del servizio, all’efficienza organizzativa e alla valorizzazione delle competenze. Diventa invece un fattore di rischio quando si traduce in competizione sul costo del lavoro, dumping salariale o deregolazione mascherata da modernizzazione. In un settore come il trasporto ferroviario, dove la sicurezza è un bene pubblico e non una variabile accessoria, l’abbattimento indiscriminato delle barriere d’ingresso non è sinonimo di progresso.

Il confronto proseguirà nei prossimi mesi, con l’impegno a condividere risultati economici, perimetrazioni delle attività e ricadute organizzative prima che le decisioni diventino irreversibili. La trasformazione di FS Logistix non è un percorso breve né indolore. Ma proprio per questo richiede un governo consapevole, capace di tenere insieme strategia industriale e diritti, competitività europea e coesione sociale. Perché senza il lavoro, e senza chi quel lavoro lo rende possibile ogni giorno, nessun piano strategico può davvero dirsi sostenibile.

Categoria: Diario Sindacale

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Article by: Vincenzo Multari