Perché Non Riusciamo a Realizzare
Sta per finire il tempo del Piano e verrà l’ora dei bilanci, delle analisi, delle riflessioni ma soprattutto delle responsabilità.
Il Piano doveva muovere il paese, entrare nelle condizioni più arretrare e prefigurare lo sviluppo di un cambiamento reale.
Un vizio era presente fin dall’inizio ed era rappresentato dall’eccesso di frammentazione delle opere, di parcellizzazione degli interventi.
Per la periferia dire PNRR era come dire “Apriti Sesamo” e via con i progetti fondo di magazzino ma disponibili.
Si puntava non ad opere in grado di cambiare le condizioni reali ma ad opere che non si era potuto realizzare con i finanziamenti ordinari.
Poi sono arrivate le continue “rimodulazioni” tutte mirate a poter incassare le rate e spendere e non alla realizzazione delle opere più significative.
Fin d’ora si può dire che è difficile che gran parte delle somme spese daranno ripresa e non aumenteranno la resilienza
E’ irrisolto il problema che ogni realizzazione comporta: la programmazione delle risorse per la gestione e manutenzione e questo proprio mentre questo tipo di risorse sono contratte e tagliate.
C’è un rischio di avere opere che quand’anche fossero realizzate avranno problemi ad essere gestite e manutenute.
Nel Piano c’era un vincolo: il 30% delle assunzioni per i progetti approvati nel Piano dovevano essere riservate a giovani e donne, il 64% dei progetti non ha rispettato questo vincolo.
“Whatever it tak€s” di Federico Fubini ha chiarito questo e gli altri problemi della rendicontazione di “opacità assoluta”.
C’è stato una infinità di richieste di modifica che ha interessato 174 misure cioè il 60% di tutte le misure.
Sono venute meno misure che avrebbero potuto avviare un cambiamento e la modernizzazione diffusa di settori importanti dell’istruzione, della giustizia, dell’ambiente, del lavoro.
Ad esempio scrive Fubini: “Il Piano per la digitalizzazione della giustizia da 194 milioni formalmente è completato, ma nella sostanza non sta funzionando. Il peccato originale è nel disegno della riforma: anziché far migrare i dati sul cloud tecnologia del ventunesimo secolo che permette maggiore sicurezza e fluidità negli accessi, si è scelto di creare un “datalake” (lago dei dati) come in Occidente nessuno fa più da una ventina di anni. Risultato: blocchi, malfunzionamenti continui, banche dati che non si parlano…….”
E alla fine del Piano (e nonostante il Piano) ancora si parla di chiudere oltre 30 tribunali periferici che assesterebbe un colpo gravissimo alla giustizia di prossimità.
Gli errori iniziali delle scelte di pianificazione sono stati amplificati dalle rimodulazioni e da alcune scelte di esecuzione
Ci si troverà in presenza di una occasione (irripetibile) mancata e a fallimenti che produrranno effetti per gli anni a venire.
Finito il Piano si apre uno scenario nel quale si vede una condizione che può portare alla recessione e alla stagflazione.
Per il mondo dei trasporti e della mobilità non ci saranno solo tagli ai finanziamenti del FNT (Fondo nazionale trasporti) ma anche tagli agli investimenti mentre la crisi indotta dalla guerra di Trump sta facendo crescere i costi di gestione del sistema stimati in 20 milioni di euro.
Per le FS con il PNRR c’erano 25 miliardi di investimenti entro il 2026, oltre ad interventi su alcune linee, c’erano interventi sui collegamenti con gli aeroporti di Bergamo, Venezia, Brindisi e Olbia e poi c’era l’ERTMS.
“L’obiettivo strategico è prevedere l’applicazione dell’innovativo sistema ERTMS su tutti i 16.800 km di rete”, così dichiarava FS, si dovrà vedere su quanti Km è stato predisposto ed è operativo rispetto ai 2.800 km di rete che rappresentava l’obiettivo di Piano.
Nel nodo di Roma l’ERTMS può rappresentare un punto di svolta di gestione del sistema ferroviario con aumento della capacità e affidabilità dell’infrastruttura, migliorando la regolarità della circolazione dei treni un’evoluzione mutazionale dalle “sezioni corte” verso l’infinito.
Un’opera generale e importante di sistema, capace di creare le condizioni per migliorare e modificare la realtà presente ma è come se la politica si trovasse di fronte alla scelta: “Meglio la stazione del Santuario oggi e l’ERTMS domani? O è meglio l’inverso? La risposta che sorge spontanea è meglio tutte e due (magari in tempi diversi). Ma nello scenario post PNRR potrebbe non essere più possibile e allora si dovranno riprogrammare gli interventi e gli investimenti, ridefinendo le priorità, riscrivendo il PUMS di Roma e dell’Area Metropolitana con pragmatismo operativo e consapevolezza che non contemplano inutili polemiche e demagogie da riporto. Qualcuno direbbe come nel film: “E’ l’amministrazione bellezza” che ha bisogno del coraggio giusto per scegliere e sfidare anche l’impopolarità.
L’amministratore debole pensa a qualcosa da fare in tempo per le prossime elezioni comunali qualunque cosa, l’amministratore forte pensa al prossimo decennio al futuro della Città e disegna una strategia realizzando le priorità di implementazione facendo scelte.