LE RELAZIONI INDUSTRIALI SI COSTRUISCONO CON IL CONFRONTO, NON CON LE ESCLUSIONI

Le relazioni industriali non si misurano soltanto dalla capacità di raggiungere un accordo. Si misurano soprattutto dal modo in cui quel risultato viene costruito.

Il confronto tra imprese e organizzazioni sindacali rappresenta uno dei pilastri del nostro sistema di relazioni di lavoro. Per questo motivo non può essere ridotto a una semplice successione di riunioni o di comunicati. Deve essere fondato su principi che il nostro ordinamento considera imprescindibili: correttezza, buona fede, trasparenza e rispetto reciproco.

Sono principi che trovano fondamento nell’articolo 39 della Costituzione, che tutela la libertà sindacale e il pluralismo della rappresentanza, ma anche negli articoli 1175 e 1375 del Codice Civile, che impongono a tutte le parti di comportarsi secondo correttezza e buona fede nello svolgimento dei rapporti giuridici.

La giurisprudenza ha più volte chiarito che tali principi non riguardano soltanto i contratti già conclusi, ma devono orientare anche il comportamento delle parti durante la fase delle trattative. La Corte di Cassazione ha infatti ribadito che la buona fede costituisce un criterio generale destinato a governare anche le relazioni collettive, imponendo comportamenti improntati alla leale collaborazione e alla reciproca correttezza.

In questo contesto assume un valore essenziale il rispetto della pari dignità di tutte le organizzazioni sindacali legittimamente presenti nei luoghi di lavoro.

Pluralismo non significa frammentazione.

Significa riconoscere che ogni organizzazione rappresenta lavoratrici e lavoratori che hanno liberamente scelto di affidarle la tutela dei propri interessi.

Escludere, anche solo indirettamente, una parte del confronto o limitare la circolazione delle informazioni su temi che riguardano istituti contrattuali di interesse generale rischia di indebolire non soltanto il dialogo tra le parti, ma anche la fiducia dei lavoratori nei confronti dell’intero sistema delle relazioni industriali.

La trasparenza costituisce quindi un valore imprescindibile.

Quando si discutono materie che incidono sulla retribuzione, sull’organizzazione del lavoro o sulle condizioni di impiego, il confronto dovrebbe sempre svilupparsi su testi conoscibili, proposte verificabili e contenuti chiari.

Le comunicazioni generiche possono certamente informare sull’esistenza di un confronto, ma difficilmente consentono ai lavoratori di comprendere quali siano realmente le questioni in discussione, quali proposte siano state avanzate e quali risultati siano stati effettivamente raggiunti.

Una relazione industriale moderna non teme il confronto.

Al contrario, lo valorizza.

Accetta il pluralismo delle idee perché sa che il contributo di ogni organizzazione può migliorare la qualità delle soluzioni individuate.

Il sindacato, del resto, non svolge una funzione nell’interesse di sé stesso, ma nell’interesse dei lavoratori che rappresenta. Per questo motivo il confronto deve essere inclusivo, trasparente e rispettoso del ruolo di tutti i soggetti legittimati a parteciparvi.

Anche le imprese traggono beneficio da un sistema fondato sulla leale collaborazione. Accordi costruiti attraverso un confronto aperto e partecipato risultano generalmente più solidi, più condivisi e più facilmente applicabili.

Le relazioni industriali non hanno bisogno di tavoli “riservati”, ma di tavoli credibili.

Credibilità significa convocazioni tempestive, informazioni complete, documenti condivisi, possibilità di contribuire concretamente al merito delle discussioni e rispetto della pari dignità di tutte le rappresentanze.

Solo così il confronto collettivo continua a svolgere la funzione che il legislatore e la Costituzione gli attribuiscono: prevenire il conflitto quando possibile, governarlo quando necessario e costruire soluzioni equilibrate nell’interesse generale.

Perché la forza delle relazioni industriali non si misura da chi riesce a sedersi per primo a un tavolo.

Si misura dalla capacità di fare in modo che nessuna voce legittimamente rappresentativa resti fuori dal confronto.

Categoria: Diario Sindacale

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Article by: sabrina Mancini