Il CCAL è scaduto il 31 dicembre 2024 e i valori retributivi sono ancora quelli dell’agosto precedente. Il negoziato procede lentamente, mentre cresce il divario con il contratto nazionale ferroviario e si avvicinano nuove conseguenze normative.
Diciannove mesi senza rinnovo sono sufficienti per trasformare una normale trattativa in una questione industriale. Mentre Italo programma investimenti e nuove prospettive di sviluppo, il rapporto con i lavoratori resta ancorato a condizioni economiche ormai superate.
L’ultimo incontro non ha cambiato il quadro. La società ha confermato l’esistenza di margini economici e normativi, continuando però a collegare ogni avanzamento all’accoglimento di ulteriori esigenze organizzative. Una posizione comprensibile dal punto di vista aziendale, ma non neutrale: gli aumenti arriverebbero all’interno di uno scambio più ampio su flessibilità, turni e produttività.
FAST-Confsal non ha scelto la strada del rifiuto. Ha discusso di assenze titolate, durata delle prestazioni, riserve, turni disponibili, programmazione dei servizi e variazioni d’orario. Sono temi sui quali un’impresa ferroviaria ha legittime necessità operative, ma incidono direttamente sulla vita delle persone. Qualunque modifica deve quindi essere accompagnata da maggiore prevedibilità, riposi adeguati, riconoscimenti concreti e riduzione dell’orario settimanale.
Il nodo principale rimane il salario. Il CCNL Mobilità – Area Attività Ferroviarie, rinnovato nel maggio 2025, ha completato nel giugno 2026 gli incrementi previsti. Il CCAL Italo, invece, richiama espressamente quel contratto nazionale come riferimento integrativo per la disciplina del rapporto di lavoro. È su questa base che FAST-Confsal considera legittimo chiedere l’adeguamento dei minimi, senza trasformarlo nella contropartita di nuove concessioni gestionali.
Il decreto del Primo maggio rafforza la rilevanza della questione. La nuova disciplina individua il cosiddetto “salario giusto” nel trattamento complessivo stabilito dai contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative del settore. Non conta soltanto la paga base, ma anche l’insieme delle componenti collettive fisse, continuative, indirette e differite.
La norma collega inoltre l’accesso ai benefici previsti dal provvedimento al rispetto di tale parametro. Poiché Italo applica un accordo aziendale inserito esplicitamente nel sistema del CCNL Mobilità – Area AF, secondo la lettura sindacale proprio quel contratto deve essere utilizzato per valutare l’adeguatezza delle retribuzioni.
Il permanere del divario potrebbe quindi esporre l’impresa a verifiche e alle conseguenze previste dalla disciplina per chi non garantisce il livello economico assunto dalla legge come riferimento, compresa la possibile esclusione dai benefici. Non si sostiene l’esistenza di una sanzione automatica, ma di un rischio concreto che dovrà eventualmente essere valutato nelle sedi competenti.
Per questo è stato richiesto un prospetto comparativo tra quanto riconosciuto in Italo e quanto previsto nel comparto, distinto per livello e figura professionale. A questo si aggiungono la copertura della vacanza contrattuale e la definizione di cifre, decorrenze e criteri verificabili. Le intenzioni, da sole, non bastano più.
La vertenza coinvolge macchinisti, train manager, hostess e steward, personale di stazione, operatori di impianto, protezione asset, sale operative, coordinamenti e staff. La difficoltà è costruire una soluzione che non utilizzi una categoria per finanziare il risultato di un’altra e non presenti come conquista il semplice ritiro di una proposta inizialmente peggiorativa.
Le distanze con la società restano ampie. Sembrano invece avvicinarsi alcune posizioni sindacali sull’adeguamento automatico ai minimi nazionali e sulla riduzione dell’orario. È un’evoluzione significativa, purché rappresenti una scelta di merito e non una tecnica negoziale.
Anche il confronto sulle cosiddette “norme di ingaggio” richiede meno enfasi e maggiore concretezza. Una regola organizzativa può essere importante, ma non dovrebbe diventare un simbolo da esibire pubblicamente e poi scambiare con soluzioni marginali. Nei contratti contano meno le bandiere iniziali e più gli effetti destinati a rimanere.
La questione, dunque, non riguarda più soltanto la conclusione di una trattativa. Riguarda il modo in cui Italo intende accompagnare la propria crescita: continuando a considerare il rinnovo un costo da contenere oppure riconoscendolo come parte dell’equilibrio necessario tra sviluppo dell’impresa, qualità del lavoro e stabilità delle relazioni industriali.